La rabbia e l’orgoglio sul Giro Contador-Nibali, duello tra i fischi

nostro inviato sullo Zoncolan

Qualcuno almeno chieda scusa. Da mesi la gente friulana spende tempo, soldi e fatica per organizzare la più bella tappa dell'anno, con la ripidissima discesa del Crostis prima della ripidissima salita dello Zoncolan. Reti e materassi ad ogni curva, per rassicurare i corridori che ci mettono sopra la vita (leggi Weylandt a Rapallo). E difatti i corridori sono così rassicurati da dire bene, ok, non c'è problema, noi ci stiamo. La sera della vigilia, a dodici ore da un avvenimento presentato in ottobre, improvvisamente salta tutto: vincono alcuni team-manager, i nuovi poteri forti del ciclismo, che impongono alla giuria dell'Uci di calcellare il Crostis, cioè lo spettacolo vero di giornata. Sostengono che non è più un problema di sicurezza, ma di «regolarità della gara»: i corridori resterebbero senza ammiraglie per 37 chilometri, si rischia di rovinare un Giro per un incidente qualsiasi. In realtà, è un altro braccio di ferro tra questi danarosi team-manager, guidati da quel Bjarne Riis che ha a libro paga Contador, e il potere federale. Anche qui, come in F1, alcune squadre vorrebbero farsi un ciclismo proprio, staccandosi dagli Ecclestone a due ruote. Come si capisce, è una furibonda lotta politica per far capire chi davvero conti. E il Crostis ci finisce in mezzo, un'occasione come tante.
Purtroppo, dalla prova di forza escono vincitori i "Riissosi", che impongono il loro diktat. Tappa mutilata, tappa rovinata. Al macero mesi di soldi, di tempo, di fatica. E poi ti credo che ad un certo punto i tifosi alzino la testa e la voce: eccoli in strada, pronti a bloccare la corsa, obbligando gli organizzatori ad un nuovo taglio, altri venti chilometri cancellati. Qualche beone, dimostrando di capirci zero, alza cartelli contro i ciclisti: «Conigli, codardi». Fischiano pure la maglia rosa Contador, considerandolo comunque uomo della congiura anti-Crostis. La rabbia è tanta e umanissima, ma va detto e ridetto fino allo sfinimento: gli insulti finiscono all'indirizzo sbagliato, perché i corridori sono gli unici che ci mettono la vita e che il Crostis l'hanno accettato.
Casualmente, i corridori sono gli stessi che poi, sulla salita infernale dello Zoncolan, inscenano comunque uno spettacolo superbo, uno spettacolo che meriterebbe tanto spazio e tante celebrazioni, se tutto invece non finisse nell'ombra plumbea delle polemiche e delle Riisse. Però abbiamo tutti il dovere di toglierci il cappello davanti a questi signori, perché lo sforzo prodotto è lontano anni luce dalle chiacchiere e dai giochini politici. È terribilmente vero, umano, epico.
Vince il basco Anton, un tizio molto forte, che se ne va in solitudine e non si lascia più avvicinare, senza peraltro guadagnare una cifra. Dietro, un astuto Contador, amministratore condominiale di se stesso, e un grandissimo Nibali, finalmente il vero Nibali. I due danno vita ad uno splendido duello nella seconda parte della salita, quando il nostro Picciotto riesce a tornare sotto, dopo un avvio più tranquillo. La strana coppia, la vera coppia di questo Giro, prima si libera di Scarponi (bravino, non bravissimo su una salita molto sua). Quindi si ha la sensazione che in accordo possa persino raggiungere Anton. Ma non è così: Nibali chiede qualche cambio, Contador non ha la minima intenzione di concedersi. Rispettabilissima posizione, se non fosse che nell'ultimo chilometro lo spagnolo gli scatta in faccia due volte e va a rubargli 7'', gesto un po' di sfregio e un po' di scherno, difatti molto poco gradito dal pubblico (e chissà che i fischi della premiazione non significhino anche questo). Spiegherà lo spagnolo: «Nibali è molto forte, ogni secondo che gli porto via può tornare utile in vista di Milano. Per questo sono scattato nel finale». Bisogna credergli. È una maglia rosa che si mostra scrupolosa e pignola. Se dice di temere Nibali, di temere le prossime tappe, di temere chissà quale inferno, avrà le sue ragioni. Noi si pensava che il suo vero incubo fosse il Tas, a giugno, con il famoso processo d'appello per il doping all'ultimo Tour. In realtà, Contador tiene tantissimo a questo Giro, la corsa più dura e più crudele del mondo. Gli avversari sono già oltre i tre minuti, ma sono ancora vivi e soprattutto hanno una gran voglia di pescarlo in castagna. Oggi, con cinque passi dolomitici, sul Giau la Cima Coppi, è già pronto un altro strazio. Sempre stando al programma. Ma bisogna stare accorti: qui, da un momento all'altro, i "Riissosi" possono decidere di fare l'autostrada.