TRA LA RABBIA E L’ORGOGLIO

L’assurdo: i tifosi del Genoa avrebbero la «legittimazione» del Comune, ma andrebbero contro il presidente Enrico Preziosi. Avrebbero la «benedizione» implicita di chi dedica un cippo alla memoria di un giovane morto mentre, incappucciato, dà l’assalto ai carabinieri e mette a ferro e a fuoco la città, ma annullerebbero il senso della misura dimostrato da Preziosi, che senza dire una parola, è stato l’unico ad accettare la sentenza, a rispettare la «giustizia», dimettendosi e facendo andare a monte i piani di chi era già pronto a mettere alla gogna le sue reazioni. Questo naturalmente se oggi qualcuno pensasse di andare oltre il diritto di manifestare. Sarebbe tristissimo, sarebbe la prima e più terribile pagina scritta da una tifoseria che ha sempre e solo dato lezioni di civiltà.
Ma sarebbe anche contro il Genoa. Perché se una sola possibilità c’è che nei prossimi gradi di giudizio si possa migliorare la posizione della società, questa cadrebbe di fronte al ricatto della violenza. Partendo dall’appello, ci sono due possibili considerazioni. La prima: si ritiene che la sentenza sia scritta dal Palazzo per dare l’esempio. E allora la Caf, di fronte a una rivolta violenta di piazza, avrebbe anche la scusa per andare giù ancora più pesante della Disciplinare. Ma visto che non è questa la considerazione da fare, allora meglio passare alla seconda. La sentenza si fonda sul concetto che intervenire perché una partita abbia un esito «normale» sia un illecito, che detta così suona più o meno come condannare uno che sventa un furto perché la legge vieta già di rubare e quindi non serve fare niente di più; che i 250mila euro non potevano essere per Maldonado perché di lui nelle intercettazioni si è parlato esplicitamente solo dopo il sequestro dei soldi, mentre erano chiaramente per la pastetta della quale non si è invece mai parlato esplicitamente né prima né dopo; e infine che il Venezia avrebbe perso solo grazie all’accordo con il miglior portiere del mondo, Martin Lejsal, che per far vincere il Genoa si è dovuto far sostituire perché parava anche le mosche. Considerazioni che potrebbero addirittura anche far saltare come un tappo la prima condanna. E gli avvocati del Genoa dovrebbero solo dare una scrollatina alla bottiglia. Sempre però che la Caf non sia sotto il ricatto, vergognoso e intollerabile, della violenza.
Il Genoa all’inferno c’è già stato ed è sempre risorto, dalla serie C è già uscito due volte, anche e soprattutto grazie alla rabbia (sportiva) e all’orgoglio dei suoi tifosi. La stessa rabbia e lo stesso orgoglio che servono oggi.