La rabbia del governatore: «Ora basta con la cultura di chi balla sulle macerie»

Governatore Giancarlo Galan, lei ha proposto «una medaglia d’oro al senso civico di chi ritiene giusto scioperare sempre e comunque anche nel corso di emergenze ambientali».
«Ma come si fa a non capire? Quando succedono queste cose bisognerebbe mettersi una mano sulla coscienza».
E non scioperare.
«A Venezia c’è stata un’acqua alta eccezionale, la quarta mai raggiunta negli ultimi 30 anni, con quasi tutto il centro storico sommerso dall'acqua, e i signori del sindacato che fanno? Con grande senso di responsabilità, fottendosene dei disagi che procuravano, hanno continuato a scioperare impedendo a decine di migliaia di cittadini di spostarsi da un punto all’altro della città».
Vuole togliere il diritto di sciopero?
«Il diritto non è in discussione, ma qui siamo in emergenza. Si nascondono dietro le cosiddette fasce protette: però i passeggeri sono stati abbandonati in luoghi già sommersi dall’acqua alta, perché chi non è di Venezia deve sapere che i pontili di imbarco dei vaporetti diventano impraticabili con un’acqua alta del genere».
L'allarme era stato dato il giorno prima: non si poteva precettare?
«Sì, sarebbe stato il caso. Non è stato un bello spettacolo quello offerto dalle sigle dei Comitati di base. Almeno dai disagi causati, il loro sfortunato e improvvido sciopero è riuscito. Ci vuole senso di responsabilità».
Cioè auto-precettazione?
«Quella parte della sinistra, ben radicata a Venezia, che ha sempre avversato il Mose, tende a sottovalutare il cosiddetto fenomeno - come lo chiamano costoro - dell'acqua alta. È vero che è un fatto storico, usuale, e lo sarà fino a quando non entrerà in funzione il Mose tra qualche anno; ma la tendenza è quella di fregarsene. Invece questa volta non bisognava farlo perché il disagio è stato fortissimo e i danni rilevanti».
Fanno come Epifani: crisi o non crisi, scioperano lo stesso.
«È il frutto della cattiva cultura sindacale italiana, il sindacato del grand'hotel sull'abisso, dove festeggiano perché sperano che vada giù tutto. E non sono soli».
Chi li accompagna?
«Non c’è nemmeno bisogno di commentare l'inefficienza o la sospetta lacunosità del Centro previsioni maree del Comune che alle otto del mattino non riusciva a prevedere quel che sarebbe successo di lì a un paio d'ore. E non voglio nemmeno commentare le diverse attività di contrasto alla realizzazione del Mose portate avanti e sostenute dalla giunta Cacciari: sono scelte che alla luce di quanto accaduto e di quanto potrebbe sempre accadere si commentano da sole».
Commentiamo, invece. Cacciari ha detto che il Mose salverà Venezia ogni 23 anni.
«Se è per quello, l'unica cosa che ha fatto il sindaco è stata consigliare ai veneziani di non uscire di casa: provvedimento memorabile. E poi la sequenza delle alte maree non è quella che dice lui, perché le maree superiori al metro sono aumentate negli ultimi 10-20 anni in maniera spaventosa. Nella prima metà del secolo scorso la situazione era ben diversa da oggi, e le cose sono peggiorate di anno in anno e non ogni 23 anni. Cacciari deve finirla con questo cinismo, sta parlando di Venezia, non di casa sua. Il Mose è stato voluto da governi di centrodestra e centrosinistra, da Prodi, Amato, D'Alema, Di Pietro, Costa. Ma Cacciari sa tutto lui, è lui il profeta della difesa di Venezia».
Ha aggiunto che il comune non chiederà lo stato di calamità perché non ci sono stati morti, feriti o palazzi crollati.
«L'infame continua a essere infame. I danni non sono i palazzi crollati o i morti. Questa è una città abbandonata e svuotata anche per colpa dell'acqua alta. Non vuole lo stato di emergenza? E noi non glielo daremo. Se li paghi lui i danni, Cacciari vada a giocare al suo casinò che versa al comune centinaia di milioni l'anno. Gli serviranno per pagare commercianti, albergatori e tutti quelli che a Venezia abitano ancora a piano terra».