Rabbia islamica in Nigeria: strage di cristiani

Assaltate le chiese, almeno 16 morti. Manifestazioni e violenze in molti Paesi, nuove taglie sui caricaturisti danesi

Manifestazioni, violenze e nuove taglie sulla testa dei vignettisti danesi hanno scandito l’ennesima giornata di proteste contro le caricature di Maometto. Ieri il fatto più grave è avvenuto in Nigeria: nella città di Maiduguri (Nord del Paese), nel corso di una manifestazione, la folla inferocita ha assaltato i luoghi della minoranza cristiana, devastando e dando alle fiamme chiese e negozi. Sedici le persone rimaste uccise. Secondo quanto riferito dal portavoce della polizia locale, le chiese incendiate sono undici, e 115 gli arresti eseguiti. Per evitare ulteriori disordini, le autorità hanno proclamato il coprifuoco. Quelle di ieri sono le prime vittime nigeriane, da quando è esplosa l'ondata di proteste contro le vignette pubblicate per la prima volta a settembre dal quotidiano danese Jylland-Posten. Nel paese africano circa metà della popolazione, 60 milioni di persone, è di fede musulamana.
In Pakistan la tensione rimane alta, e ieri la polizia ha aperto il fuoco sui manifestanti che assalivano gli agenti con fitte sassaiole nella cittadina di Chiniot nel Punjab, la più ricca provincia del Paese. Quattro persone sono rimaste ferite, mentre a Karachi sfilavano 12mila donne velate al grido di «Jihad, Jihad» (guerra santa), sollevando al cielo copie del Corano. La grande manifestazione femminile è stata organizzata dal Jamiat i Islami, uno dei partiti religiosi pachistani. Una quarantina di manifestanti sono finiti in manette durante le proteste perché sospettati di fomentare violenze nei cortei secondo un piano dei gruppi radicali sunniti legati ad Al Qaida.
Il vero braccio di ferro con le autorità si svolgerà oggi, a causa del divieto imposto dal governo di manifestare a Islamabad, la capitale, dove si erano già verificati gravi incidenti in precedenti cortei di protesta contro le vignette. I leader dell’alleanza islamica Muttahida Majlis-e-Amal, composta dai maggiori partiti religiosi del Paese, hanno annunciato che violeranno il divieto. «La manifestazione si terrà a Islamabad e sarà pacifica», ha dichiarato Shaid Shamsi, portavoce dell’Alleanza religiosa. Nell’ultima settimana, cinque persone sono rimaste uccise in Pakistan durante le delle proteste.
L’ambasciatore della Danimarca a Islamabad, il primo Paese dove un giornale ha pubblicato le vignette incriminate, è stato richiamato in patria per consultazioni, ma le proteste si stanno espandendo anche nel vicino Kashmir e in India.
«Amiamo il nostro profeta», «Abbasso i nemici dell’Islam»: con questi slogan circa mille musulmani nel Kashmir amministrato dall’India sono scesi in piazza contro le caricature.
Per la seconda volta in pochi giorni è stata annunciata una taglia sulla testa dei danesi, che hanno disegnato le caricature. Questa volta è addirittura un ministro dello Stato indiano dell’Uttar Pradesh, Haji Yaqoob Quereshi, ad annunciare la taglia di 510 milioni di rupie, circa 11 milioni e mezzo di dollari. La prima volta l’aveva annunciata alla preghiera del venerdì nella città di Meerut. «Disegnare una vignetta del profeta è blasfemia, e i musulmani non tollereranno questo insulto», aveva detto il ministro davanti alla folla che urlava «Morte alla Francia, morte alla Danimarca». Ieri ha rincarato la dose sostenendo che «le donne musulmane dell’Uttar Pradesh hanno deciso di raccogliere i loro gioielli per chiunque decapiti uno dei vignettisti».
A Teheran, invece, il governo iraniano ha finalmente ordinato alle forze di sicurezza di difendere con fermezza le sedi diplomatiche straniere.
Non tutte le manifestazioni contro la satira sul Profeta sfociano in violenze. A Londra, ieri, hanno sfilato 15mila musulmani innalzando cartelli moderati, come «Libertà di espressione = insulti gratuiti».