Rabbia in Israele: «Uccidete i capi di Hamas»

L’opinione pubblica pretende che il premier Olmert reagisca con durezza esemplare. Probabile ripresa degli omicidi mirati a Gaza

Colpire Hamas, liquidarne i capi, restituire a Israele la certezza di saper impartire lezioni esemplari. Il premier Ehud Olmert ora deve agire in fretta, scegliere tra una rischiosa occupazione della Striscia e una serie di assassinii mirati simili a quelli che nel 2004 decapitarono la dirigenza di Hamas. Ormai i missili delle formazioni armate palestinesi di Gaza non minacciano soltanto gli abitanti delle cittadine vicine alla Striscia, ma anche il suo esecutivo. Da quando, ieri mattina, due ordigni caduti su Sderot hanno mozzato la gamba di un ragazzino di otto anni e ferito gravemente suo fratello, Olmert è sotto tiro, percepisce la rabbia dei dimostranti riuniti sotto la sua residenza per chiedergli di agire. Le rappresaglie aeree, come quelle che ieri mattina hanno ucciso un comandante di Hamas e distrutto alcuni depositi di armi fondamentalisti, non bastano più.
L’indignazione dell’opinione pubblica pretende azioni esemplari capaci di dimostrare che Israele sa ancora incutere paura. Ma un conto è strillare - come fanno l’opposizione e molti ministri - un’altra cosa è, come Olmert ha imparato durante la campagna libanese del 2006, colpire al cuore Hamas evitando un elevato tributo di sangue israeliano e l’indignazione internazionale. «Continueremo a inseguire tutte le entità terroriste, senza nessuna esclusione, colpendo responsabili e mandanti», promette dunque il premier in quello che suona come un monito ai capi di Hamas e un tentativo di contenere l’effervescenza dei propri ministri. «La rabbia – spiega Olmert - non è un piano d’azione che consente di sviluppare un’azione ordinata, sistematica e prolungata». Parole che sembrano privilegiare la scelta degli assassinii mirati a discapito di una pericolosa rioccupazione.
Parole che puntano a placare l’esuberanza di quanti chiedono «piogge di fuoco su Gaza» o di chi, come il ministro dell’Interno Meir Sheetrit, non esige soltanto l’assassinio di Ismail Haniyeh, premier e leader politico di Hamas, ma anche la totale distruzione dei quartieri palestinesi da cui partono i missili. E così nell’attesa dell’inevitabile risposta israeliana naufragano anche le speranze di Annapolis. «Fino a quando non cesseranno i lanci di missili da Gaza – ha detto ieri il ministro degli Esteri Tzipi Livni - sarà impossibile arrivare ad uno Stato palestinese».