Rabbia Juve: «Sentenza inaudita, ricorreremo»

Alessandro Parini

Dall'aggettivo «inaudita», riferito alla sentenza di primo grado che aveva condannato la Juve alla retrocessione in serie B con 30 punti di penalizzazione, a un’iniziale cautela che porta il presidente della Juventus Giovanni Cobolli Gigli a rimanere chiuso in sede per quasi un’ora dopo la lettura del verdetto. Chi però si era illuso che la Juve potesse accettare di buon grado la sentenza del meno 17, è stato prontamente deluso. Il comunicato diffuso dalla società, appena prima delle 22, è stato duro, se non durissimo: «Non possiamo assolutamente accettare questa sentenza alla luce dei fatti che sono stati realmente acquisiti fino a questo momento. La sentenza non può essere ritenuta equilibrata: trovo grave e totalmente ingiustificata questa diversità di metodi di giudizio che separa la Juve dalle altre squadre. Per noi il conto è pesantissimo, essendoci stato revocato anche uno scudetto per un campionato che non è stato oggetto di inchiesta. Per queste ragioni abbiamo deciso di perseguire i nostri ricorsi in tutte le sedi possibili. Non ci fermeremo fino a quando giustizia non sarà fatta nell’interesse dei nostri straordinari tifosi e dei nostri azionisti».
Cobolli Gigli ha poi rincarato la dose personalmente: «Paghiamo troppo per tutti. Prima chiuderemo il cerchio della giustizia sportiva davanti alla Camera arbitrale del Coni, poi se non avremo soddisfazione andremo al Tar. Non capisco proprio la differenza tra la Juve e le altre società. Il Milan? Non penso solo a loro, ma a tutte le altre società coinvolte nell’inchiesta». Come lui, non lo hanno capito e non lo capiscono i tifosi presenti in Crocetta ieri sera. Non tanti, ma comunque agguerriti al punto da contestare lo stesso Cobolli Gigli e il comportamento processuale della società: «Adesso basta, tirate fuori le palle» erano solo alcuni dei cori urlati al cielo. Rabbia. Tanta. Perché se il popolo bianconero avrebbe potuto accettare quasi con serenità la retrocessione in serie B nel caso in cui fossero state punite anche le altre società, adesso le cose paiono cambiate. Soprattutto, quello che infastidisce è il Milan ammesso ai preliminari della Champions league: «Una buffonata», il commento più soft.
Appena emessa la sentenza, il primo a esprimersi era stato Fulvio Gianaria, legale di Luciano Moggi: «La Juventus non è stata uccisa, ma è ferita gravemente. Sono lieto del successo delle difese di Lazio, Milan e Fiorentina ma a questa sentenza manca un pezzo: quello che ci riguarda. Credo si possa dire che è andata malissimo: sul da farsi aspetteremo le motivazioni e poi vedremo». Il suo collega Cesare Zaccone era andato subito oltre, annunciando il «ricorso alla Camera di Conciliazione del Coni e in tutte le sedi possibili». Chiappero, avvocato di Giraudo, aveva immediatamente rincarato la dose: «Questa è una sentenza mediatica. Secondo questa corte, salvare noi avrebbe significato graziare tutte le altre squadre: siamo pronti a discutere la nostra posizione in altre sedi. Il nostro parere è fortemente negativo». Lo stesso dato anche da Gianluca Pessotto, ancora ricoverato presso l’ospedale Molinette: «Hanno punito solo noi».
Pinzolo invece, sede di questa fase del ritiro estivo bianconero, aveva vissuto una giornata nell’attesa. Intorno a mezzogiorno, le autorità locali avevano ufficialmente dato il benvenuto alla squadra e sul palco del Summer Village erano saliti Deschamps, Birindelli, Chiellini e Rampulla: «Aspettiamo e vediamo, più che questo non possiamo fare». Poi, per tutto il pomeriggio, era salito in cattedra il preparatore atletico Antonio Pintus: sedute massacranti con pesi e macchinari vari, quasi una metafora di quella che sarà la stagione agonistica vera e propria. «Meglio imparare a soffrire subito per farsi trovare pronti poi», avrebbe potuto essere il ritornello della giornata. Una giornata lunghissima, infinita, tesa. Con i giocatori che, una volta arrivati in albergo, si riunivano in gruppetti: chi attaccandosi al telefono, chi ciondolando nei corridoi aspettando notizie. Poi, intorno alle 22,30, l’ufficialità: né Deschamps né i giocatori bianconeri avrebbero commentato il verdetto. Ci sarà tempo. Meglio: la posizione di ognuno è allineata a quella della società. Lotta fino alla fine, per vedersi restituire la serie A, la possibilità di partecipare alla prossima Champions League e lo scudetto vinto un paio di mesi fa.