Rabbia Lippi: aggredisce operatore Tv

L’ Italia del calcio che non decolla (quinto pareggio in 14 sfide dell’era Lippi) e non matura (quinta volta che finisce sotto contro rivali non esattamente irresistibili) è già sull’orlo di una piccola crisi di nervi. E non solo per lo scarto di Marcello Lippi, ct appena sottoposto a una mitragliata di quesiti appuntiti come proiettili di gomma in conferenza-stampa e poi al centro di un polemico regolamento di conti con dirigenti e funzionari federali. Finito, lui e il suo crocchio, nel mirino di un operatore del Tg1, Mauro Maurizi, vecchio lupo di mare, Lippi prende cappello, carica a testa bassa, lo apostrofa con una espressione colorita («testa di c...») e con la mano sull’obiettivo aperto mette fine a quelle riprese semi-clandestine. «È una questione di educazione», protesta il ct tra lo sgomento generale. Conferenza-stampa conclusa, d’accordo ma se non vuole dare nell’occhio, consumi altrove quel faccia a faccia coi suoi dirigenti, magari nel chiuso di una camera d’albergo o di uno spogliatoio. Ne nasce un modestissimo screzio: Antonello Valentini, gran cerimoniere, deve cospargersi il capo per sedare il tumulto ed evitare che lo screzio si trasformi in un incidente diplomatico. Dopo gli stenti di sabato sera, il pareggio rimediato con un «Grosso» colpo di fortuna, è anche questo un segnale allarmante. Segue tanti altri, scanditi dall’apparente pacioso ritiro di Coverciano, percorso invece da curiosi e ingiustificati rancori. Molti gli azzurri, specie le firme prestigiose, che se ne stanno dietro le quinte ed evitano puntualmente telecamere e taccuini: Vieri, Nesta, Totti, ciascuno con la sua minuscola controversia elevata al rango di ferita aperta. A Coverciano, il bar, un tempo porto franco e territorio per rinsaldare rapporti personali, è diventato off-limits. Sul tema, tra gli episodi incresciosi da segnalare anche un diverbio tra Nesta e il segretario dell’Aic, Gianni Grazioli, intervenuto a ricordare gli oneri degli associati, specie se componenti del club Italia. «Capiranno l’errore», confida l’emissario di Campana.
Ma c’è dell’altro. Molto altro. In un intreccio perverso che trasforma la solita, periodica sfida Nazionale versus giornalisti in uno scontro tra fazioni all’interno della federcalcio e in duello rusticano con sponsor e Rai. I lamenti dei giornalisti esposti nella conferenza-stampa di ieri mattina, a Glasgow, invece di liberare il campo da dissapori, incomprensioni e frizioni, hanno accentuato i rancori. Lippi, rimasto per mezz’ora in silenzio dinanzi alle domande acide dei cronisti e alle risposte chilometriche di Abete, vice di Carraro, si è spazientito. E sotto gli occhi di tutti, conclusa la messa cantata della conferenza-stampa, ha protestato con Valentini. «Avresti dovuto interrompere quel ping-pong» gli ha intimato. Prima hanno “dimezzato” il capo-ufficio stampa, poi gli addebitano qualsiasi critica letta sui giornali. Anche i rapporti tra Abete e Mazzini, i due vice, sono naufragati. Uno, il fratello del presidente di Bnl, proclamato erede designato di Carraro, vuole ridimensionare l’altro, espressione dei dilettanti, uscito malconcio dalla gestione dell’europeo in Portogallo. E pronto a vendicarsi tentando di far fuori addirittura Gigi Riva, lo storico team manager. Con una federcalcio così divisa e litigiosa, Lippi e i senatori del club Italia han avuto gioco facile nel comportarsi secondo bisogni personali.
«Vogliamo ridiscutere del contratto tv con la Rai prima della scadenza del mondiale» è la notizia passata da Abete. Meglio evitare di sottoporre al risultato di Germania 2006 il valore commerciale dell’intesa. Da Roma, Marano, gli ha risposto aprendo di fatto la trattativa. «Siamo interessati alla nazionale ma serviranno regole per migliorare il rapporto». Persino lo sponsor principale, l’azienda di materiale sportivo Puma, non nasconde i tormenti. «Bisogna fare una commissione mista per sciogliere i nodi». Dedicare risorse a una nazionale che non decolla, non conquista simpatie e neanche parla, non è più una scelta di marketing. Sembra solo un autogol bello e buono.