La rabbia di Mancini: "Errori incredibili"

Troppi ko in precampionato, squadra distratta, Moratti seccato. Il tecnico: "Una sconfitta non cambia le strategie di mercato"

Milano - Lo scudetto reale pesa più dello scudetto virtuale. Almeno nella testa. L’anno scorso, sempre Supercoppa e sempre contro la Roma, l’Inter diede il primo squillo di tromba, quest’anno il primo campanello d’allarme. Inter con lo scudetto nuovo di zecca sulla maglia, ma con troppe ruggini addosso, un po’ di ragnatele nella testa ed anche un pizzico di presunzione. Domenica sarà campionato e la squadra rischia la partenza con il freno tirato. Nulla di nuovo, capitò anche l’anno passato. Però Mancini voleva (e doveva) evitare brutti intoppi. L’altra sera aveva la faccia dei giorni bui, in campo scattava come una molla. Moratti è andato negli spogliatoi, ha fatto buon viso ma ha cercato di mitigare il malumore personale: non tanto per il risultato, e nemmeno per l’evidente ritardo di condizione fisica di un gruppo di giocatori, piuttosto per svarioni e varietà di errori che hanno segnalato una mancata concentrazione sulla partita, poca determinazione, una certa distrazione. Era pur sempre una finale, valeva un trofeo che la società avrebbe gradito vincere. Mancini infuriato, Moratti scocciato: questa la sintesi degli umori nerazzurri.

Vero che la Roma potrebbe aver fatto un piacere alla bella addormentata: su, svegliati, è ora. Vero che il precampionato dell’Inter è nel segno delle altre squadre scudettate d’Europa: più rovesci che sole. A fronte dell’unica vittoria di prestigio contro il Manchester United (ma poi si è visto cosa stanno combinando gli inglesi in campionato), sono arrivati sberloni da ogni fronte: Valencia, Arsenal, Aston Villa, Az Alkmaar. Con quella contro la Roma, le sconfitte sono 5 su 13 partite giocate, contando anche le quattro dei minitornei in cui l’Inter ha battuto due volte la Juve, una il Milan e un’altra il Napoli. Ma i tornei da 45 minuti sono assaggi più che bocconi. Ed anche Mancini se n’è stufato. «Andrebbero aboliti», ha detto l’altro giorno. Dunque resta poco da sventolare (successi contro Manchester, Partizan, Sudtirol e nazionale olimpica cinese) e tanto su cui meditare. La difesa del tecnico tocca le debolezze che tutti hanno visto: «Possiamo fare di più e meglio, abbiamo sbagliato troppe cose semplici, soprattutto quando riconquistavamo la palla. Cose tecniche che solitamente non sbagliamo».

Il cattivo approccio con la partita è difetto che tocca i giocatori, ma pure l’allenatore che deve stimolare la giusta tensione. Problema visto altre volte. Una delle ragioni per cui sono volate via altre coppe. L’Inter fisica e muscolare ogni tanto stacca la spina. L’atto d’accusa parte da questo. La difesa dice, invece, che Mancini ha impostato una preparazione attenta a non arrivare, a fine stagione, a lingua fuori come l’anno scorso, che non ha un terzino destro per sostituire Maicon, che ha dovuto attendere i sudamericani reduci dalla coppa America, Vieira convalescente da un infortunio; e il gioco del centrocampo ne ha subito le conseguenze più devastanti. La difesa non manca mai di regalare varietà di distrazioni. Ma il centrocampo è il reparto che dovrebbe mettere in ansia il tecnico: così non rende. E la squadra di conseguenza. Serve cambiare ritmo e concentrazione. Ci vuole ferocia agonistica. Il mea culpa recitato dai giocatori fa intendere che, negli spogliatoi, sono volati i primi mugugni pesanti. Stankovic e Zanetti hanno parlato per tutti: «Rimbocchiamoci le maniche. Non cerchiamo alibi». In più Stankovic ha scoperto «che ci sono anche gli avversari». L’anno scorso non pareva.

Le voci di mercato inseguono già le novità. Il Real Madrid ha invitato l’Inter a farsi sotto per Emerson (tanto per infastidire il Milan), però Mancini è stato chiaro dopo la partita: «Non sarà una sconfitta a cambiare le nostre strategie di mercato». Chivu può giocare a centrocampo. Contro l’Udinese anche l’attacco dovrà darsi una rinfrescata. Ibrahimovic potrebbe trovare Crespo o Cruz come compagno. Suazo ha sbagliato qualcosa di troppo. L’Inter non è il Cagliari, il pie’ veloce in Sardegna poteva sbagliare di tutto e di più. Qui ha già sbagliato un gol di troppo. Il turnover d’attacco aiuterà le meditazioni. L’Inter degli invincibili forse è rimasta nel libro della storia. Questa deve uscire dalla culla degli addormentati.