Rabbia in Spagna, liberata la «belva» dell’Eta

Il terrorista basco andrà a vivere a San Sebastiàn, nello stesso quartiere delle famiglie di sei delle sue vittime

da Madrid

È il terrorista più sanguinario di Spagna, l’incarnazione stessa del male, della violenza assetata di vittime. Il simbolo di chi non ha mai fatto un passo verso il pentimento. Il suo nome, José Ignacio De Juana Chaos, evoca alle orecchie spagnole una rabbia profonda. Una rabbia che si è diffusa ieri in tutto il Paese quando è stato scarcerato, provocando proteste e manifestazioni. La sua uscita è stata una beffa perché il terrorista ha scontato in carcere soltanto 21 anni per i 25 omicidi perpetrati in nome dell’Eta, mentre i tribunali lo avevano condannato a più di 3000. Un dramma, perché il pluriomicida non verserà neanche una lira di indennizzo ai familiari delle sue vittime - deve circa 8 milioni di euro - ma anzi, diventerà il vicino di casa di almeno sei di loro.
Era una liberazione annunciata quella di de Juana, ma non per questo è stata più facile da digerire. Il governo socialista ha dovuto ammettere: «È ripugnante vederlo in libertà, ma dobbiamo rispettare la legge». De Juana Chaos vanta un curriculum vitae da far accapponare la pelle. Quando la polizia anti-terrorismo lo scoprì a Madrid, una notte del gennaio 1987, dormiva accanto a un’altra etarra. Sul comodino, una pistola carica fece dire al poliziotto che lo aveva sotto tiro: «Perché non la prendi?». De Juana, freddo e con aria di sfida, rispose: «Sono etarra, non scemo, e voglio vedere come finisce questa guerra».
La guerra non è ancora finita, ma da ieri de Juana è libero di tornare a partecipare a quella sfida sanguinaria che l’Eta lanciò esattamente 40 anni fa. In carcere si vantava di frasi del genere: «Con questo attentato è come aver mangiato per un mese» o «I pianti dei familiari sono la mia felicità». Purtroppo quando fu arrestato gli si applicò il codice penale ancora in vigore, quello franchista del 1973: concedeva sconti di pena per chi studiava in carcere. Gli sconti erano però per i detenuti comuni, visto che sotto Franco i terroristi sarebbero stati fucilati.
L’ironia della sorte ha voluto che de Juana vedesse così decurtati a 18 i 30 anni di pena, che erano il massimo scontabile in Spagna all’epoca. Uno di questi sconti, di 175 giorni, lo ottenne per aver scritto un libro, Días (Giorni) in cui appoggiava il terrorismo. Altri per titoli di studio che la magistratura sta investigando (uno sembra firmato infatti da sua sorella). Lo scorso anno, la rabbia di mezza Spagna nei confronti del terrorista è diventata più forte. Il premier Zapatero permise l’uscita temporanea di De Juana per favorire (non ufficialmente) le trattative con i terroristi. Lui si fece fotografare con la sua fidanzata a San Sebastián, provocando uno scandalo e l’ira delle vittime.
Ieri è uscito in libertà. Questa volta per sempre. Non è voluto passare dalla sua nuova casa a San Sebastián, dove ad attenderlo c’era una miriade di giornalisti. Probabilmente però ci tornerà presto. Allora i giornalisti se ne saranno andati e a dover sopportare la sua presenza ci sarà María Teresa Embid Herrera, vedova dal 1979, da quando l’Eta le uccise il marito, un militare di 54 anni. A lei, come alle altre vittime che vivono nelle vicinanze, non resta che sperare che il decreto legge elimini al più presto l’ultima beffa macabra di De Juana Chaos: vivere di fianco alle sua vittime. Il Partito popolare e i socialisti del Psoe stanno stilando un decreto legge per cambiare il più presto possibile l’articolo 48 del Codice penale e imporre un ordine di allontanamento ai terroristi dalle residenze dei familiari delle loro vittime. La scelta di De Juana di andare a vivere in un quartiere di San Sebastián dove risiedono persone a cui i terroristi dell’Eta hanno distrutto la vita, non sembra infatti innocente e mette l’omicida nella condizione di esercitare (altro) terrorismo psicologico sulle vittime.