La rabbia di Torino: «Assassini di operai»

Le tute blu fermano i «no global» violenti

da Torino

In trentamila hanno gridato «assassini». Un coro unanime. Voci all'unisono che ieri mattina si sono levate scaricando rabbia all'ombra della Mole. Erano in trentamila e hanno marciato compatti da piazza Arbarello a piazza Castello. Sotto braccio, con le lacrime agli occhi e i pugni stretti di chi deve sfogare odio e dolore. C'erano le istituzioni, i sindaci, i rappresentanti del governo. Ma c’erano soprattutto gli operai a marciare nel corteo per onorare le vittime della ThyssenKrupp, i sei lavoratori coinvolti nell'esplosione avvenuta mercoledì notte nel reparto termico nell'acciaieria di corso Regina Margherita. E fra tutti un grido è risuonato più di altri. Quello di Nino Santinio, il padre di Bruno, il giovane di 26 anni deceduto al Cto di Torino dopo due giorni di agonia: «La pagherete cara. Dov'erano gli estintori?».
Ad aprire il lungo serpentone un striscione «Basta con le morti sul lavoro». Uno striscione voluto dai sindacati, dagli stessi sindacati che una volta giunti in piazza Castello sono stati fischiati dagli operai. A far calare il silenzio ci ha pensato uno dei sopravvissuti alla strage, Antonio Boccuzzi, che ha chiesto due minuti di raccoglimento per ricordare Antonio Schiavone, Roberto Scola, Bruno Sabino e Angelo Laurino, morti, e Giuseppe De Masi, Rocco Marzo e Rosario Rodinò che ancora stanno lottando tra la vita e la morte. Ma quando Gianni Rinaldini della Fiom ha preso la parola a nome anche della Fim e Uil i fischi sono ricominciati così come gli insulti. «Ci hanno venduto senza pietà», hanno detto alcuni operai.
I trentamila compatti hanno poi marciato, fuori programma, per le vie del centro fino a raggiungere l'Unione industriale. Lì altre contestazioni, altri cori. La situazione è degenerata grazie all'intervento dei soliti centri sociali, pronti a cavalcare qualsiasi cosa pur di far casino. Hanno lanciato uova e alcuni esponenti dei Giovani comunisti hanno versato della vernice rossa a simboleggiare il sangue degli operai che scorre. Gesti dai quali si sono dissociati gli operai della ThyssenKrupp che hanno fatto un passo indietro con le mani alzate. «Se avessimo voluto mettere a ferro e fuoco la città lo avremo fatto da soli». E mentre Torino piange i suoi morti, la fabbrica di corso Regina rimane chiusa: l'attività produttiva non riprenderà fino a quando non saranno terminate le ispezioni. Ieri pomeriggio è stata effettuata un’ispezione dei tecnici di prevenzione dell’Asl 1 su ordine della procura di Torino. A capo del pool ispettivo c’era Anna Lisa Lantermo, dirigente medico dello Spresal: «I nostri tecnici in questo momento sono il braccio operativo della magistratura».