Rabee rispolvera «Parlami d’amore Mariù»

Anche le canzoni anni ’30 nel programma del concerto della Palast Orchester

Simone Mercurio

«I piedi che non sentono immediatamente la necessità di ballare, o sono sordi o sono di legno!» è stato detto di loro. Piccole orchestre crescono. Si formi un complessino vecchio stile di quelli che suonavano un tempo nelle grandi feste da ballo o nelle navi transatlantico stile Titanic. Lo si porti ai giorni nostri, a incidere e risuonare tutta, ma proprio tutta, la musica leggermente movimentata che va dalle canzoni anni Trenta ai Queen e perfino Prince. Signori, ecco a voi la Palast Orchester di Berlino, questa sera alla sala Santa Cecilia del nuovo auditorium di viale de Coubertins (ore 21) per un concerto all’interno della rassegna «Santa Cecilia It’s Wonderful».
Il loro nome in Italia non è ancora popolarissimo, ma l’ensemble capitanata da quell’istrione carismatico che è il cantante Max Rabee gode già di grande successo in Germania e Austria, e si esibisce regolarmente a Parigi come a Vienna, a Mosca come a New York. Ogni loro concerto è una festa, un’esplosione liberatoria di musica e ritmi di puro «divertissement» non made in France o Italy, ma dalle radici rigorosamente e solidamente teutoniche.
Un violino, quattro sassofoni e clarinetti, due trombe, un trombone, un pianoforte, chitarra e banjo, «sousaphone», contrabbasso e percussioni, la Palast Orchester è costituita da 12 strumentisti, riproducendo fedelmente le orchestrine da ballo che furoreggiavano negli anni ’20 e ’30 sui due lati dell’Atlantico.
Dal 1986 il complesso presenta ad un pubblico sempre più entusiasta un ampio repertorio riproposto in un perfetto stile «dance band». Numerose le incisioni discografiche del complesso, che nel 2001 ha riscosso un grande successo con il cd Charming Weill, con le più celebri pagine di Kurt Weill in arrangiamenti americani degli anni ’30 in tempo di foxtrot, valzer, tango e charleston. In Italia la Palast Orchester ha debuttato a gennaio del 2003 al teatro Morlacchi di Perugia e da allora è stata una lunga successione di concerti applauditissimi - a Torino, Milano, Roma, Firenze e Bologna, come a Verona, Treviso, Udine, Rimini e Lecce -, di fronte ad un pubblico di ogni età, felice di abbandonarsi al godimento e all’umorismo ironico di Max Raabe.
Strepitoso il successo nel Capodanno 2004 al Teatro Comunale di Firenze, ove il pubblico è rimasto a ballare ben oltre mezzanotte, e al Festival di Spoleto del 2005, con una scaletta fatta da canzoni tedesche, americane e italiane, «evergreen» come Night and day, Happy days e Lady be Good, foxtrot come Salomé, nel cui ritornello è riconoscibile l’italianissima Abat-jour. Quella volta, come questa sera, un omaggio all’Italia con Vivere, Mille lire al mese, Parlami d'amore, Mariù e Così cosà, con una puntata fino ai giorni nostri e alle cover della musica pop.