La raccolta Bilotti al Comune: molti i De Chirico prima maniera

Fino al 1° ottobre in mostra anche i lavori di David Salle, Damien Hirst e Jenny Saville

Fedora Franzè

L’Aranciera di Villa Borghese è appena diventata un museo d’arte contemporanea. L’edificio, già Casino dei giochi d’acqua dei Borghese, divenne ricovero delle piante dopo la distruzione e ricostruzione seguite ai colpi di cannone tra francesi e Repubblica Romana nel 1849. In seguito adibite a uffici, le sale si presentano oggi, dopo il restauro e l’allestimento, con la nuova veste che le rende perfette come luogo espositivo, situato nel contesto di quello che si sta delineando come un ricco «parco culturale». Il nuovo Museo è splendente della luce da cui è circondato, amplificata dalle lisce superfici bianche con cui è stato ridisegnato l’interno. La sua destinazione attuale è il risultato di un evento raro, soprattutto per l’arte contemporanea, la donazione di opere da parte di un collezionista alla città. L’imprenditore Carlo Bilotti ha ceduto 22 opere al Comune di Roma; il nucleo della raccolta è costituito da disegni, dipinti e sculture di Giorgio De Chirico, e ne mostra il variegato repertorio animale, umano e metaumano, variamente declinato tra il 1926 e il 1973 in umori barocchi, delicati trapassi di colore, qualche campitura senza vibrazione. Tra le opere in mostra emergono ricordi di Renoir, di Canaletto, di se stesso in anni lontani. Una Estate di Severini, due ritratti di famiglia rispettivamente di Rivers e di Warhol e il grande cardinale di Manzù, che accoglie il visitatore accanto all’ingresso, completano la collezione permanente donata da Bilotti. Al piano terra, nello spazio dedicato alle esposizioni temporanee, sono ospitati fino al primo ottobre i lavori di Damien Hirst, David Salle, Jenny Saville, realizzati su richiesta dell’imprenditore italo-americano. Si tratta della scia di un progetto di Bilotti e Warhol (di cui esiste un modellino degli anni Ottanta presso il Warhol Museum di Pittsburgh): uno spazio in cui l’arte induca alla meditazione sulla vita terrena e ultraterrena. La costruzione della speciale cappella laica doveva realizzarsi vicino Cosenza, ma in seguito alla scomparsa dell’artista non si diede corso all’impresa. Oggi, presso l’Aranciera, ormai Museo Carlo Bilotti, quell’impegno è stato, in modo differente, onorato. Gli artisti sono stati invitati a creare opere che potessero generare un luogo mentale di raccoglimento.
Hirst, uno tra i più importanti artisti inglesi contemporanei, espone quattro grandi tele nelle quali cita la scrittura dei vangeli, inserendone brani lungo le cornici che inquadrano una pittura densa, fatta di terra e farfalle luminose appuntate con spilli, di elementi inquietanti come lamette e pillole, accanto a piccoli crocefissi. Il tema è la tentazione della morte ma la bellezza incorruttibile trionfa: un monito, come in una Vanitas, e il risarcimento estetico dell’arte come vita alla massima potenza. David Salle riporta a una dimensione storica la riflessione sull’esistenza, mettendo in relazione brani michelangioleschi della Cappella Sistina con eventi della recente cronaca, in un affresco caleidoscopico. Le tre opere su carta della Saville sono una panoramica sul dolore terreno. Una delle opere colpisce al cuore per la resa delle braccia allargate a mostrare mani insanguinate, in una versione al femminile del Cristo crocefisso, ribadita formalmente dalla disposizione dei fogli di carta sulla superficie totale del dipinto.
Orari: da martedì a domenica dalle 9 alle 19. Info: 06.82059127.