La raccolta differenziata non è l’ultima spiaggia

Caro Granzotto, per reazione alla superficialità e pressappochismo del servizio di Nettezza urbana lei il sacco rosa della raccolta differenziata l'avrebbe lanciato dove sappiamo. Forse avrei fatto lo stesso, però mi consenta, o accettiamo i diktat comunali e coscienziosamente disponiamo le spazzature negli appositi contenitori onde possano essere smaltiti o riutilizzati o qui finiremo tutti quanti come la Napoli di Bassolino e Jervolino, ovvero sommersi dai rifiuti.


Il problema dello smaltimento dei rifiuti urbani è di quelli tosti, caro Ripamonti. Però non lo si risolve con le sceneggiate ecologiche. La raccolta differenziata funziona e in parte contribuisce ad alleggerire le discariche laddove coscienza civile e corretta amministrazione vanno a braccetto. Prenda la Svizzera. Lì non esiste la tassa sui rifiuti. Si contribuisce economicamente alla raccolta acquistando i sacchi (con stampigliato l'emblema comunale o cantonale) venduti, è ovvio, a un prezzo leggermente superiore. Chi più consuma, più paga. Da noi la tassa, già di per sé salata, la si paga in base ai metri quadri. Ciò significa che due famiglie che coabitano in cento metri quadri producendo una montagna di spazzatura pagano meno di un single che vive in un appartamento tre volte più vasto e di spazzatura ne accumula assai meno. Come non bastasse, pur pagando il servizio (ripeto: profumatamente), il contribuente deve sottoporsi a tutta una serie di adempimenti - pensi solo alla ricerca, all'altro capo della via, del contenitore per il vetro - e di precetti (il sacco rosa della plastica tirato in ballo da Rino Cammilleri, che è sì per la plastica, però non per tutte le plastiche) che alla fine ti fanno uscir dai gangheri.
Tenga poi presente che la raccolta differenziata, così come l'intendiamo e la pratichiamo noi, non è l'ultima spiaggia. Una discarica fra le più grandi al mondo, quella di Los Angeles - 4 milioni di abitanti che producono sulle 5mila tonnellate di spazzatura al giorno - ricicla l'80 per cento dei rifiuti e questo senza ricorrere alla raccolta differenziata. La cernita viene infatti eseguita nella discarica stessa. Il materiale organico finisce in enormi vasche di compostaggio, quello inorganico è destinato al riciclo, al riuso e al riassemblamento. Niente inceneritore: ciò che resta viene stivato producendo un biogas che manda avanti il gigantesco complesso. Pensi, caro Ripamonti, che solo a New York operano quasi 5mila aziende che si occupano del riciclaggio dei rifiuti. A State Island è da tempo in funzione una cartiera da 130mila tonnellate all'anno che lavora solo carta da macero recuperata nelle discariche. E noi la stiamo ancora a menare coi sacchi rosa e i termoconvertitori, con i Bassolino e con le Jervolino.