Raccomandati, inesperti e pasticcioni: ecco i prescelti che «salveranno» il Pd

Ma chi lo paga, Goffredo Bettini, la concorrenza? Nel dilemma se il Richelieu del Pd stia rovinando re Walter o invece ne interpreti fedelmente pulsioni e pensieri, limitiamoci alla cruda notizia. Ieri, in una intervista all’Unità, interrogato sul fiorir di correnti e fondazioni nel partito postcomunista e postpopolare - l’allusione sin troppo chiara è a Massimo D’Alema, Franco Marini, Pierluigi Castagnetti e Arturo Parisi, tutta gente che sta aspettando il segretario sulla riva del fiume - il coordinatore del Pd, compunto e convinto, ha risposto che sta arrivando il momento «nel quale una nuova generazione di quadri - tanti segretari regionali in gamba e tanti giovani parlamentari da Colaninno a Madia, da Calearo a Boccuzzi - che vuole costruire un partito pluralista ma unitario, dirà basta con le vecchie cordate e prenderà attorno a Veltroni in mano la redini del partito». Il Pd «ha un futuro» se prevarrà questa linea, assicura Bettini. Ma davvero Veltroni vede il suo erede politico tra quei quattro nomi? Davvero il destino della nostra sinistra è così miserando?