Racconta on line la guerra dei marines: arruolato

Bill Roggio descrive sul suo «blog» la vita quotidiana dei soldati americani. E l’esercito lo invita come «embedded»

Mario Sechi

da Roma

Qui ci vuole un blogger. Questo hanno pensato i marines del Regimental Combat Team - 2, 2nd Marine Division, quando hanno invitato Bill Roggio a volare in Irak per raccontare la guerra. La storia di questo trentacinquenne di Medford in New Jersey comincia da un fallimento. Quello della gran parte dei giornali e televisioni che da qualche tempo non raccontano più cosa fanno i soldati in Irak, ma «la bomba del giorno».
La guerra al terrorismo fatta di battaglie, città conquistate dai marines e consegnate alle forze di sicurezza irachene, la potete leggere ormai soltanto sul sito web di questo ragazzo, padre di tre bambini, che da ieri è in viaggio per la Mesopotomia. Un luogo affascinante per uno che si definisce «avido lettore di storia e politica», ha studiato informatica alla Rutger University e ha servito l'esercito americano dal 1991 (segnalatore dell'aviazione in Desert Storm) al 1997, passando per Forte Bragg, la Germania e il New Jersey.
Passione, rischio e avventura sono gli ingredienti della storia di Bill Roggio. Quando ha ricevuto l'invito dei marines il primo problema è stato: come faccio con il lavoro? Subito dopo è arrivato il secondo: e i soldi? Il primo punto è stato risolto con un'aspettativa non retribuita dalla sede di Mont Laurel della Computer Associates. Il secondo era più complicato, andare in Irak al seguito delle truppe richiede un'attrezzatura di tutto rispetto. Roggio ha aperto una sottoscrizione on line e grazie ai fan del suo blog ha raccolto 25 mila dollari. Per fare cosa? Acquistare un computer laptop, una videocamera, un telefono satellitare, una macchina fotografica digitale, un registratore, un elmetto, un giubbotto antiproiettile. E un'assicurazione sulla vita.
La moglie Jennie sa bene che l'Irak è un posto pericoloso, ma tutta la famiglia sostiene Roggio in quest'avventura. Così i tre bambini, Jaime (un anno), Alex (cinque anni) e Sarah (tre anni) hanno visto partire per un Paese lontano il loro papà, un blogger di nome Bill Roggio in Irak per raccontare la guerra «prima di tutto e soprattutto per la mia famiglia. Io voglio che questa guerra finisca così il mio bambino un giorno non dovrà combatterla».
Le credenziali per il suo viaggio le ha fornite il settimanale conservatore Weekly Standard, ma Roggio non si sente affatto un repubblicano. «Io non discuto di guerra in termini politici», ha spiegato qualche giorno fa al Courier Post.
Basta leggere il suo blog per rendersene conto. Si chiama The Fourth Rail, in onore alla passione per i treni del suo bambino di cinque anni. Dal marzo del 2004 racconta le operazioni militari in Irak con una cura e competenza rare. Digitare sul pc www.billroggio.com apre uno scenario sul conflitto iracheno ben diverso da quello che raccontano i telegiornali. Mai sentito parlare dell'operazione Steel Curtain? Siamo certi di no. Eppure a ovest dell'Eufrate, vicino al confine con la Siria, una task force della coalizione ha ripulito le città di Husaybah, Karabilah e Ubaydi dai terroristi e le ha consegnate alle forze irachene. Difficilmente leggerete sui quotidiani un reportage dalla regione di Ramannah, dove mentre scriviamo operazioni sono in corso per liberare da Al Qaida un zona rurale con dozzine di piccoli villaggi. Facilmente potrete leggere cosa succede invece cliccando sul sito dove Bill Roggio scriverà i suoi articoli dall'Irak. Insieme ad altri due bloggers appassionati di affari militari, Marvin Hutchens e Steve Schippert, Roggio ha fondato un nuovo sito, ThreatsWatch.org, che già al primo contatto si mostra come un temibile concorrente per i media tradizionali grazie a mappe satellitari, grafiche, presentazioni animate, analisi e notizie in esclusiva.
Se il suo blog conta oltre un milione di visite un motivo ci sarà. I blogger stanno cambiando la geografia dell'informazione negli Stati Uniti. E lo stesso Roggio è stato protagonista di un altro piccolo-grande evento. L'8 novembre scorso Rick Santorum, presidente della conferenza dei repubblicani al Senato, ha parlato di Irak e forze armate americane con quattro blogger indipendenti: Michael Yon, Steve Schippert, Andi Carol e lui, Bill Roggio. È stata la prima conferenza stampa di un senatore americano con i blogger. Una rivoluzione.
Qualche settimana dopo Roggio si ritrova in Irak per offrire «una visione alternativa della guerra». La storia «che non viene raccontata dal fronte», «la realtà di questa guerra: gli Stati Uniti e le forze della coalizione stanno sconfiggendo la rivolta». I grandi giornali e televisioni, quello che in America viene chiamato mainstream media, forse dalla storia esemplare di Roggio coglieranno il segnale che qualcosa non va, che l'Irak non è solo il numero dei morti e feriti, autobomba e mine, forse dovranno cominciare a raccontare un'altra storia.