Raciti, i giudici: "Ammissioni" Ma manca la foto dello scontro

I magistrati: &quot;Ci sono ammissioni significative. Siamo convinti della colpevolezza del minore indagato&quot;. Manca, però, la prova regina: il fotogramma del ragazzo che colpisce l'ispettore. Il suo legale: &quot;Prove scarse&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=155735">I magistrati spiegano la dinamica del delitto con un disegno</a></strong>

Catania - "In base alle prove di cui disponiamo siamo fermamente convinti della colpevolezza del minorenne indagato. Poi dovrà decidere un giudice, ma noi siamo fermamente convinti del quadro raggiunto". Lo ha spiegato il procuratore aggiunto della repubblica di Catania, Renato Papa, parlando dell'indagine sull'arresto del minorenne accusato di avere ucciso l'ispettore capo di polizia Filippo Raciti: "Noi procediamo per diverse ipotesi di reato e riteniamo di poter individuare i correi che con il minorenne hanno ucciso l'ispettore capo di polizia Filippo Raciti". Poi Papa ha sottolineato che "i reati per cui si procede sono per omicidio e devastazione". Dall'interrogatorio del minorenne indagato emergono "ammissioni corpose e significative", ha aggiunto il procuratore capo della repubblica del tribunale per i minorenni, Gaspare La Rosa. Secondo il magistrato, "l'indagato si è riconosciuto nel soggetto che brandisce in mano il pezzo di metallo" con il quale sarebbe stato colpito il poliziotto. "Tutto - ha sottolineato il giudice - porta alla conclusione anche sulla base delle ammissioni del ragazzo che lui ha spinto l'ispettore".

Fotogramma Agli atti dell'inchiesta sull'uccisione dell'ispettore capo Filippo Raciti, non c'è, però, perché non esiste, un fotogramma che mostri l'impatto tra l'ultrà che lo colpisce e il poliziotto. "Attraverso testimonianze ed altri elementi che abbiamo - ha spiegato il procuratore capo per i minorenni, Gaspare La Rosa - possiamo dire che c'è stato un solo contatto fisico con l'ispettore". Il magistrato ha poi confermato che "non esiste un fotogramma dell'impatto. Ma è rigorosamente logico che, per le immagini che abbiamo, ci sia stato l'impatto". Le immagini, secondo la ricostruzione fornita dai magistrati, riprenderebbero l'organizzazione degli scontri avvenuta tra gli ultras del Catania che erano dentro lo stadio e la polizia che cerca di impedire loro di uscire per raggiungere le altre persone che li stavano aggredendo. Tra questi uno che, secondo l'accusa, brandisce un oggetto metallico e si dirige verso la porta d'uscita. Il contatto avviene all'ingresso, proprio sulla porta e quindi la telecamera che è posta in alto non può riprendere la scena perché coperto dallo spesso del muro di cinta. "Una persona sola - ha sottolineato il questore Michele Capomacchia - è arrivata alla porta...".

Il padre "Voglio dire alla signora Raciti che mio figlio non c'entra con queste cose". Così il padre del ragazzo indagato per l'uccisione dell'ispettore. "Mi dispiace per la signora Raciti, ma se qualcuno vuole trovare un colpevole lo devono cercare, scoprire chi sia. Mio figlio è un capro espiatorio senza ombra di dubbio". L'uomo, operaio di 56 anni, ha incontrato i giornalisti nello studio dell'avvocato Giuseppe Lipera. "Mio figlio è completamente estraneo alla politica, non appartiene a nessun gruppo, è soltanto un grande tifoso".

L'avvocato "Le intercettazioni ambientali fatte dalla polizia sono fragilissime dal punto di vista processuale". Lo ha affermato l'avvocato Giuseppe Lipera che difende il giovane di 17 anni. Il penalista ha confermato di non averla vista nè sentita, ma ha aggiunto che "da quello che ha riferito la polizia ci sono due ragazzi terrorizzati di 14 e 17 anni in camera di sicurezza che non dicono nulla di sostanziale". L'avvocato prima di parlare ancora ha detto "di volere vedere prima il filmato", ma ha voluto sottolineare che "non è vero che dall'ambientale emergano delle ammissioni. Non si può assolutamente sostenere che il mio assistito abbia reso alcuna confessione o che abbia colpito un poliziotto. Il ragazzo ha ammesso di avere lanciato, insieme ad altri, un pezzo di metallo in aria, come si vede benissimo dal filmato". Sulla spinta che il poliziotto avrebbe ricevuto, l'avvocato dice: "non c'è stato alcun contatto ma soltanto una domanda suggestiva da parte degli investigatori. Dalle immagini che noi abbiamo visto - ha osservato l'avvocato - si vede un lancio di un oggetto di metallo lungo circa un metro e dal peso di 5 kg, che sembra un guardrail con le punte arrotondate, lanciato in aria che cade a terra e solleva un polverone. Una dimostrazione che non ha colpito l'agente. Il mio assistito non ha ammazzato nessuno".