Racket del caro estinto: arrestate 22 persone

Sgominata in
varie località delle province di Caserta e Napoli un'associazione per delinquere finalizzata alla
corruzione di pubblici ufficiali. Favorivano ditte per funerali, il
loro tariffario prevedeva circa 100 euro a salma. Si mettevano in tasca fino a 6mila euro al
mese

Caserta - Dalle prime ore dell’alba, in varie località delle province di Caserta e Napoli, i carabinieri di Caserta stanno eseguendo 22 ordinanze di custodia cautelare per "associazione per delinquere finalizzata alla corruzione di pubblici ufficiali, estorsione ed illecita concorrenza nel mercato delle onoranze funebri", notificando anche 8 divieti di dimora nella provincia. L’organizzazione, corrompendo alcuni dipendenti dell’Istituto di medicina legale dell’ospedale di Caserta, gestiva in modo monopolistico il mercato delle onoranze funebri.

Il racket del "caro estinto" Favorivano ditte per funerali, il loro tariffario prevedeva circa 100 euro a salma e potevano arrivare a mettersi in tasca "al nero", fino a 6mila euro al mese. Qquesti erano i guadagni del "racket del caro estinto" messo in piedi da 22 persone tra cui infermieri dell’ospedale civico di Caserta, che su mandato del gip di Santa Maria Capua Vetere, i carabinieri hanno arrestato per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, estorsione e illecita concorrenza. Due persone devono essere arrestate a Ischia e le altre 20 sono a disposizione dell’autorità giudiziaria. In pratica si era creato un sistema per cui l’organizzazione corrompendo alcuni dipendenti dell’Istituto di medidcina legale dell’ospedale, gestiva in modo monopolistico il mercato delle onoranze funebri. Notificati anche otto divieti di dimora nella provincia. In un caso, l’organizzazione arrivò al punto di sottrarre fuori da una Chiesa un feretro ad un'altra ditta che si era aggiudicata il funerale.

Intimidazioni e minacce Intimidazione e minacce, anche con armi, per chi non rispettava il "sistema" di accordi. Le indagini hanno accertato "inquietanti" fatti di intimidazione nei confronti di coloro che organizzavano funerali ’fuori territoriò. I titolari delle pompe funebri non erano, infatti, liberi di organizzare funerali in contesti territoriali diversi da quelli pattuiti tra loro con i pubblici impiegati dell’ospedale di Caserta: se non rispettavano i patti, secondo quanto rende noto la Procura di Santa Maria Capua Vetere, scattavano "violente intimidazioni" durante lo svolgimento dei funerali. Le imprese funebri che facevano parte del ’sistemà operavano soprattutto nel territorio di Santa Maria Capua Vetere, dell’Agro aversano e della zona di Marcianise.