Racket del caro estinto, Palazzo Marino: «Noi parte civile nel processo»

I legali del Comune: «Danni patrimoniali e di immagine, colpiti cittadini in un particolare stato di prostrazione psicologica»

Il Comune ha chiesto di costituirsi parte civile nel processo a carico di di 24 imputati, tra imprenditori e infermieri, coinvolti nell'inchiesta del pubblico ministero Grazia Colacicco che con gli arresti dell'ottobre 2008 ha smantellato una capillare attività di corruzione e rivelazione di segreti d'ufficio perpetrata da diverse agenzie di pompe funebri che si spartivano illecitamente il mercato delle salme corrompendo gli infermieri addetti alle camere mortuarie degli ospedali. L'avvocato Maria Rosa Sala ha spiegato in udienza, replicando alle contestazioni dei difensori che eccepivano l'istanza, che l'amministrazione pubblica ha patito danni di immagine e patrimoniali. I danni di immagine in qualità di «ente preposto alla vigilanza sul corretto funzionamento di questi servizi che sono particolarmente delicati», perché «hanno a che fare con cittadini in un particolare stato di prostrazione psicologica», ovvero i parenti dei defunti. Secondo Sala, «il regolamento comunale delle camere mortuarie stabilisce che il Comune vigila anche sulla tutela della concorrenza tra le imprese di pompe funebri» e che «le autorizzazioni vietano l'accaparramento di questi servizi». I danni patrimoniali, invece, perché l'accaparramento dei servizi funebri contestato agli imputati ha pregiudicato i funerali convenzionati o calmierati predisposti dal Comune per garantire servizi dignitosi ma convenienti per i cittadini con una percentuale che finisce direttamente nelle casse comunali. Gli imputati rispondono, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e alla turbativa della libertà del commercio. In base a quanto contestato da Colacicco, le imprese, una ventina, si spartivano il mercato dei servizi funebri per le persone decedute in ospedale secondo una turnazione precisa scandita con dei calendari dai promotori dell'associazione per delinquere. Per farlo, le imprese corrompevano gli infermieri addetti alle camere mortuarie per ricevere le segnalazioni dei decessi e contattare per prime i parenti. Nel processo figurano come imputati Alcide e Massimo Onorato, padre e figlio titolari dell'impresa di onoranze funebri San Siro. Nell'udienza di oggi, davanti ai giudici della decima sezione penale presieduti da Caccialanza, un infermiere ha presentato richiesta di giudizio abbreviato condizionato. Sono inoltre state discusse le eccezioni preliminari relative anche alle altre istanze di costituzione a parte civile depositate dall'ospedale San Carlo, dal Pio Albergo Trivulzio e dal Collegio Ipasvi Milano-Lodi, un ente di diritto pubblico a tutela della professionalità degli infermieri iscritti e del servizio da loro reso alla collettività degli utenti. I due ospedali lamentano un danno di immagine. I loro legali hanno sostenuto di doversi costituire «per tutelare il diritto ad avere una fama che non sia messa in discussione da pochi dipendenti che cercavano di trarre vantaggi patrimoniali con condotte illecite che hanno gettato discredito su tutto il sistema ospedaliero», perché le notizie pubblicate in merito dalla stampa fanno apparire gli ospedali «enti che lasciano i parenti disperati dei pazienti defunti in balia dei propri dipendenti». Il processo è stato poi aggiornato al 18 marzo, quando il collegio scioglierà la riserva su tutte le eccezioni preliminari.