Racket delle case popolari, il gup attacca il Comune: «Ha agito in modo blando»

Le motivazioni della sentenza con cui il giudice ha condannato Giovanna Pesco e la figlia: «Da Palazzo Marino un atteggiamento di cooperazione colposa». De Corato: «Gli irregolari la fanno france ggrazie ai tribunali»

Un'altra stoccata a Palazzo Marino. Sul fenomeno dell'occupazione abusiva delle case popolari, infatti, il Comune di Milano ha agito per anni «in modo blando e burocratico con vano rimpallo di responsabilità, compiti e azioni» e con un atteggiamento che può definirsi di «cooperazione colposa». Lo scrive il gup Andrea Ghinetti nelle motivazioni della sentenza con cui, lo scorso 20 luglio, ha condannato due donne, Giovanna Pesco e la figlia, che hanno gestito un business dell'occupazione degli appartamenti in un quartiere del capoluogo lombardo. Giovanna Pesco, che venne arrestata nel novembre 2009 nell'inchiesta del pm di Milano Antonio Sangermano, nata dopo una video-denuncia dell'associazione «Sos racket e usura», era stata condannata a 3 anni e 4 mesi. Sua figlia Anna Cardinale, invece, a 2 anni. Nelle motivazioni il giudice spiega, tra le altre cose, che la Pesco ha occupato una casa popolare in via Padre Luigi Monti, in zona Niguarda, «almeno dal 15 giugno 1980» e fino ai mesi scorsi «senza aver mai pagato un soldo al Comune a titolo di canone, indennità o spese di qualunque genere». Il Comune, spiega il gup, ha notificato alla Pesco un provvedimento di rilascio dell'appartamento nel maggio del 2000 e ci sono poi voluti altri 10 anni per porre fine all'occupazione abusiva. Ciò è avvenuto nell'aprile 2010, quando il Tar ha bocciato l'impugnazione presentata dalla Pesco che era «ben consapevole dei tempi biblici della giustizia». Senza la pressione mediatica «sul potere politico locale - scrive il gup - e di riflesso sulla giurisdizione amministrativa, la causa non sarebbe stata ancora chiamata a tutt'oggi». Di fronte a un fenomeno «endemico e risalente», quello delle occupazioni abusive e del conseguente racket, «la responsabilità ricade sul Comune anche per la scelta e i rapporti con gli enti gestori» delle case popolari. «Solo dopo gli arresti e la ribalta mediatica - si legge ancora - sono piovute istanze di prelievo, assenti per nove anni». L'amministrazione, conclude il gup, non ha avuto «l'ordinaria diligenza del creditore». Dura la replica del vicesindaco Riccardo De Corato: «È francamente curioso che si accusi il Comune di contrasto blando alle occupazioni abusive quando negli ultimi 3 anni ci sono stati 2372 interventi. E ancora nei primi 9 mesi del 2010, grazie anche ad Aler, sono stati recuperi 708 appartamenti, di cui 367 del patrimonio comunale. Dai giudici mi aspetto invece una spiegazione sul perché a Milano sia più facile che un abusivo, grazie ai tribunali, la faccia franca. Perché, in base ai dati Aler, su 662 procedimenti al vaglio della Magistratura dal 2005, 216 hanno portato ad assoluzioni e archiviazioni e solo 153 a condanne, mentre 293 sono ancora in corso. E, inoltre, 427 sarebbero ancora pendenti».