Radar italiano a caccia di acqua su Marte

Nino Materi

Le missioni spaziali ormai assomigliano sempre di più ai reality televisivi: programmi che incollano al video milioni di persone affascinate non si sa bene da chi e da cosa. Del resto la parola «Marte» è sufficiente - da sola - a scatenare le più ardite fantasie cosmiche: dalla possibilità di trovare sul Pianeta Rosso tracce d’acqua (ma in questo caso più che di una scoperta, si tratterebbe di una conferma) all’ipotesi (al momento tutt’altro che realistica) di portare lassù un equipaggio umano.
Intanto tra le cose che più stanno a cuore alla Nasa c’è quella di non perdere nemmeno un dollaro stanziato dall’amministrazione Bush. Così, dopo i problemi che hanno funestato lo Shuttle Discovey rientrato sulla Terra mercoledì scorso, ieri mattina per la Nasa è arrivato provvidenziale il lancio della sonda Mars Orbiter; il suo obiettivo sarà raccogliere nuovi dati sul Pianeta Rosso che verrà raggiunto dopo un viaggio di sei mesi.
La missione durerà quattro anni e sarà divisa in due parti: nel primo biennio verrà ultimata la mappatura del pianeta, con particolare attenzione alle calotte polari e con l'obiettivo di scegliere due nuovi siti per l'atterraggio di future missioni robotiche; il Phoenix Mars Scout (per il rilevamento di sostanze biochimiche) e il Mars Science Laboratory seguiranno infatti rispettivamente nel 2007 e nel 2009.
Nella seconda fase della missione la sonda orbitante servirà dunque da collegamento tra i due robot e la Terra, grazie alla sua speciale antenna che la pone in grado di trasmettere dati ad una velocità dieci volte superiore a quella delle sonde impiegate negli ultimi anni per le missioni marziane, e ancora in orbita attorno al Pianeta Rosso: il Global Surveyor e la Mars Odyssey della Nasa, e il Mars Express dell'Agenzia Spaziale Europea.
Ad ususfruire del Mars Orbiter, qualora dovessero ancora essere funzionanti, saranno anche le due sonde teleguidate Spirit e Opportunity, lanciate nel 2003 e ancora vive e vegete nonostante la loro vita operativa teorica non avrebbe dovuto superare i sei mesi. Il Mars Orbiter ospita anche Sharad (Shallow Radar Sounder), lo speciale radar costruito dall'Agenzia Spaziale Italiana in grado di esplorare il terreno marziano all’interno degli strati superficiali di roccia o ghiaccio.
È possibile infatti che sottoterra, dove pressione e temperatura sono maggiori, possano essere rimaste delle sacche di acqua in grado di aver conservato anche forme di vita elementari, e questo è il motivo dell'esplorazione radar sotterranea. Il progetto a lungo termine della Nasa, come delineato dalla Casa Bianca, è quello dell'esplorazione umana di Marte, con la possibilità di costruirvi una base permanente. Ma qui più che di scienza, sarebbe meglio parlare di fantascienza. «Quello che spaventa è la lunghezza del viaggio - osserva l’astronauta italiano Roberto Vittori -: i sei mesi del viaggio pongono limitazioni sulla possibilità di cominciare a programmare missioni di questo tipo. Ma è anche vero che sei mesi di permanenza in microgravità sulla Stazione Spaziale Internazionale hanno dimostrato che questo è un periodo che si riesce a gestire tranquillamente».
Il sogno di vedere la Terra da Marte potrebbe un giorno avverarsi.