Raddoppiate le risse tra bande: al collasso i pronto soccorso

Milano è sempre più violenta. E la malavita variegata. Spadroneggiano bande di magrebini e sudamericani, negli ultimi tempi a regolare i conti a colpi di coltello e di pistola sono anche i cinesi. Ma la violenza nella nostra città non ha solo gli occhi a mandorla e la pelle scura. Anche i milanesi fanno la loro parte: soprattutto il venerdì e il sabato sera. In molti cercano lo sballo con cocktail micidiali a base di alcol, cocaina e stupefacenti. Ma oltre allo sballo cercano rogne e danno vita a risse che proseguono anche al Fatebenefratelli. Il nosocomio che si è specializzato nel ricucire le vittime di aggressioni inferte con lame o pistole. Una violenza che è esplosa negli ultimi due anni. Ne sa qualcosa Ezio Omboni, il responsabile della medicina d’urgenza dell’ospedale di corso di Porta Nuova. «Dal 2005 è raddoppiato il numero dei feriti in aggressioni, risse ed eventi violenti. Oggi raggiungono quota 40 alla settimana».
Il primario ha ben chiara la realtà malavitosa che spaventa i milanesi. Tant’è vero che da camice bianco si trasforma in «criminologo». «Esistono tre diverse tipologie di eventi: le aggressioni come scippi e rapine aggravati da contusioni da corpo contundente o che lasciano le vittime con le ossa rotte; le risse in cui si sferrano colpi di coltello, o più raramente di pistola. Regolano così i conti extracomunitari marocchini e sudamericani». Da qualche tempo finiscono al pronto soccorso anche i cinesi. Una new entry una volta impensabile. «E pensare che siamo a due passi dalla Chinatown di Paolo Sarpi. In tanti anni di attività ricordo solo un paziente cinese: era arrivato al Fatebenefratelli lamentandosi che aveva male ma non si lasciava visitare. Ho quasi dovuto farlo con la forza, e quando si è scoperto ho visto che aveva un coltello piantato nel torace. Si tratta - aggiunge il dottor Omboni - di stranieri senza arte né parte, che vivono di espedienti».
I nostri concittadini si rendono invece protagonisti di risse dentro e fuori le discoteche. Ad armarli sono gli stupefacenti: alcol, cocaina ed anfetamine. «Sono i pazienti più difficili: una volta finita la rissa non sbolliscono, rimangono violenti al punto che spesso dobbiamo chiedere aiuto al 113. Il poliziotto di turno non può, da solo, affrontare l’emergenza», afferma Omboni. Soprattutto quando vittime e carnefici finiscono entrambi al Fatebenefratelli. Una situazione che non è rara. «I feriti della “febbre del sabato sera” sono decisamente aumentati, anche perché sono cresciuti di numero anche i locali della zona Garibaldi. Circostanza che non basta a giustificare il boom di eventi violenti». Diversi i motivi per finire in sala operatoria, uguale l’età. «Sono tutti giovani - precisa Omboni - sotto i trent’anni». E le donne? Sono rare quelle che rimangono ferite in queste circostanze. «Anche le transessuali, ultimamente, sono diminuite - conclude il primario -. Non si picchiano più come una volta per difendere il territorio».