Radical chic e girotondini «strappano» la Margherita

Gianandrea Zagato

Con Simona Peverelli e Dario Colombo, due girotondine doc, Franco Mirabelli è convinto che «potremo costruire qualcosa di grande e di positivo, per questa città e per il paese» ovvero il partito democratico. La base della Quercia non ci crede: stupefatta dalla scelta del segretario provinciale che, evidentemente, dicono, non vuole affatto pensare a conquistare Milano. Già, si allontana sempre più dai quartieri della periferia per abbracciare la sinistra chic, quella del salotto bene: «Ci si dimentica che un partito serve per migliorare la qualità della vita. Quale? Quella di chi declina solidarietà solo col golfino di cachemire? O quella della signora che reclama più sicurezza e non è affatto razzista» sbotta un esponente ds di primo piano.
Osservazioni dettate col cuore e con la rabbia. Quella stessa confidata da Nando Dalla Chiesa che della nascita milanese del partito democratico non ne sapeva niente, «la Margherita era all’oscuro di tutto, nessuno mi aveva informato». Problemino non da poco e non imputabile ai ritardi della posta: «Sarebbe stato meglio e più utile allo scopo che una decisione di questa portata venisse discussa e presa in quelle sedi - come i congressi della Margherita - con la più ampia partecipazione democratica» aggiunge il sottosegretario del Governo Prodi.
Anche l’assessore provinciale ds Paolo Matteucci critica la «forzatura» compiuta da Mirabelli e soci, «si elude così il sacrosanto confronto politico» e si dà vita a un partito che «assomiglia alla Dc dorotea di Rumor». E mentre il ministro Barbara Pollastrini già mette i puntini sulle «i», - «deve esserci posto nel pd per le donne, altrimenti su quel treno saliranno in meno» -, Chiara Cremonesi della segreteria provinciale fa sapere che «il partito democratico sarebbe l’eutanasia politica della sinistra»: «Non ha senso aggregare due partiti che possono essere ottimi alleati - Ds e Margherita - ma non stare nello stesso contenitore.