LA RADIO, LE FAVOLE, LA VOLPE E L’UVA

Lo so, è la terza volta in otto giorni che ci occupiamo a vario titolo di Fiorello, Marco Baldini e di Viva Radiodue. Ma c’è un motivo più che valido. Il ciclo che è terminato venerdì, che non avrà repliche estive e che tornerà solo ad ottobre - ci aspettano quindi quattro mesi di silenzio sabbatico su Fiore, che promettiamo di rispettare rigorosamente - è stato molto di più di una semplice trasmissione radiofonica. È stato un fenomeno di costume, l’Evento dell’anno. E come tale, merita di essere approfondito una volta di più. Anche nei suoi aspetti apparentemente minori, di contorno, nelle sfumature.
Anche in alcune piccole storie che hanno circondato la serie di quest’anno e che sono un’ulteriore conferma della grandezza di Fiorello e di Viva Radiodue. Per esempio, la scelta dei brani trasmessi durante le trasmissioni. In una radio dominata dalle playlist e dalle alte rotazioni radiofoniche, eternamente uguale a se stessa e destinata ad essere musicalmente come un cane che si morde la coda e ad autoperpetrarsi nei secoli, Fiorello, Baldini e i loro autori hanno avuto il coraggio di uscire completamente dagli schemi. Puntando sulle esibizioni live degli ospiti o su gruppi ed interpreti assolutamente sconosciuti, che avevano spedito i propri demo alla redazione del programma. Risultato straordinario: Che bella la vita, splendida ironia sui testi delle canzoni, è diventato un brano cult di quest’anno; un gruppo come i Tinturia o un autore come Mahler, meritano la serie A della musica. Quest’ultimo, tanto per dire, aveva dato il suo cd a Fiorello incontrandolo in autogrill. Due giorni dopo, il suo brano era già in onda a Viva Radiodue.
In un mondo televisivo e radiofonico dove la favola media è sempre e solo quella della volpe e l’uva, la stagione radiofonica di Fiorello è piena di favole belle come quella di Mahler. A partire, ovviamente, da quella di Marco Baldini, grandissimo talento destinato ad essere rovinato dai debiti di gioco, tornato principe azzurro della radio (anche se, dopo averlo visto in mutande, forse tanto principe azzurro non è). Per proseguire con quelle del gruppo dei quattro autori, l’altro segreto del trionfo di Fiore. Ad esempio, Federico Taddia è stato preso dopo che ha mandato in redazione alcuni suoi testi, piaciuti agli altri tre porcellini (Cassini e Bozzi hanno anche la mole adatta per la definizione). O Francesco Bozzi che, prima, lavorava in una fabbrica di vetro e ora sforna battute a raffica.
Di Risio, Cassini, Bozzi e Taddia sono davvero bravissimi. Quando fanno l’elenco dei finti (o veri) amici cubani di Gianni Minà, da Teofilo Stevenson a Paco Pena, da Fidel a Pedrosa, hanno dei capolavori di fantasia. Nella penultima puntata, ad esempio, sono riusciti a far dire al Minà vero che insieme a lui c’erano Gerolamo Pellicanò e Mirko Setaro dei Tretre. Uno che si ricorda di Gerolamo Pellicanò e Mirko Setaro dei Tretre è un genio. Non può che essere un genio.