Le radio ostaggio dei «progressisti»

Mario Palmaro
Radio Londra. Per gli italiani che non si rassegnano a «essere di sinistra» ci vorrebbe davvero una nuova Radio Londra, che trasmetta ogni tanto «qualcosa di destra». Magari a orari prestabiliti, in linguaggio cifrato, per evitare che il nemico - il Grande fratello progressista che dilaga come un blob nei grandi mezzi di comunicazione - possa soffocare sul nascere qualsiasi rigurgito di libertà anticonformista. Perché accade questa cosa strana. Mentre infuria - giustamente - la polemica sulle faziose volgarità di Annozero, sulla Rai dei Santoro e dei Ballarò, nessuno sembra rendersi conto di un fatto drammatico: l’etere radiofonico è il trionfo del luogocomunismo progressista.
Lo è in una maniera subdola, astuta, «normale», ma proprio per questo ben più perniciosa e impalpabile. Tanto più che la radio è un elettrodomestico che sta conoscendo in questi anni una vera e propria seconda giovinezza, riconquistandosi fette imponenti di ascoltatori. La radio oggi è un potentissimo strumento di «costruzione» del pensiero collettivo. Ebbene: in questo scenario, se si esclude la mitica corazzata cattolica di Padre Livio Fanzaga - quella Radio Maria che veleggia al ritmo di due milioni di ascoltatori al giorno, senza cedere nemmeno un millimetro al politicamente corretto, e senza trasmettere un secondo di pubblicità - l’etere è letteralmente dominato dal pensiero unico progressista e laicista.
Qualche esempio, tanto per capirci. Prendiamo la Rai. Ogni giorno lavorativo della settimana che Dio manda in terra - dal lunedì al venerdì - dalle 18.00 alle 19.30 su Radio 2 va in onda da dieci anni Caterpillar, un programma di intrattenimento assai ben confezionato. In studio Massimo Cirri fa da mattatore, commentando sul filo dell’ironia i fatti dell’attualità. Da dove viene Cirri? Dalla scuola di Radio Popolare, la storica emittente milanese della sinistra. E non è l’unico caso: sono ormai decine i professionisti «travasati» da Radio Popolare alla Rai. Cirri è bravo e pure simpatico, per carità. Ma il punto è un altro: la trasmissione è un esempio preclaro di torcicollo ideologico: vive perennemente girata a sinistra. Il fatto decisivo riguarda più che il merito, il metodo: trasmissioni come queste producono in quantità industriale cultura di sinistra, mentalità progressista, relativismo tascabile per il popolo. È tutto un trionfo di iniziative ambientaliste ed ecologiste, di spegnimenti delle luci degli uffici e dei centri commerciali per diminuire i consumi, di solidarietà per le coppie omosex, di moralismo in salsa nichilista.
A Caterpillar si parla di politica? Ecco entrare in azione l’inviato da Montecitorio: il presidente onorario dell'ArciGay, il deputato diessino Franco Grillini. Per carità: la par condicio è salva, visto che quelli di Caterpillar concedono analogo spazio al simpatico ma sconosciuto parlamentare di Alleanza nazionale Zacchera. Ma nella sostanza è un tre a zero secco: perché quando il microfono passa a Grillini, sul filo dell’ironia si veicola agli ascoltatori la tipica visione progressista del mondo e della vita. Comunicando soprattutto messaggi subliminali, sensazioni implicite: gay è bello, la manifestazione pro-Dico è intelligente, e via arcigayzzando. I contribuenti che non la pensano allo stesso modo, direbbe Bossi, come somari tacciono e continuano a pagare. Ma non finisce qui.
Spostiamoci sul programma radiofonico di maggior successo della rete pubblica: VivaRadio2. È il trionfo di Fiorello, sul quale non c’è che dire: giù il cappello di fronte alla sua mostruosa bravura. Tutto bene se non fosse che il nostro mitico Rosario non disdegna nella sua trasmissione di esternare - tra il serio e un pochino di faceto - a favore dei Dico e delle relative manovre per equiparare le unioni omosessuali al matrimonio.
Subito qualcuno dirà: vabbè, e che sarà mai. In fondo, è solo satira, intrattenimento, programmazione leggera per passare qualche momento di svago. Non vorremo mica censurare Cirri o Fiorello. No, non vogliamo. Ma ci poniamo una piccola, semplicissima domanda: se quello stesso mattatore senza rivali che è Fiorello infarcisse le sue gag e le sue riuscitissime imitazioni con battute di segno esattamente opposto. Se cominciasse, per ipotesi, a fare dell’ironia contro i Dico; a prendere per il naso la fecondazione artificiale; se facesse satira - poniamo - contro l’ambientalismo catastrofista, o contro il pacifismo all'amatriciana. Se facesse anche soltanto un pochino di tutto questo, che cosa accadrebbe? Noi un’idea ce l’abbiamo.