RADIO RADIO, DOPPIA INFORMAZIONE

Chi segue fedelmente Sulla cresta dell’onda, ormai lo sa. Ogni tanto ci allarghiamo e passiamo dalla critica pura alla critica pratica. Che non è esattamente il passaggio di Kant dalla critica della ragion pura a quella della ragion pratica, ma insomma... E allora ogni tanto giochiamo a fare i palinsesti, a immaginarci direttori di rete radiofonica. L’abbiamo fatto sognando un programma di tagli, ritagli e frattaglie condotto da Arnaldo Bagnasco, presidente di Palazzo Ducale di Genova, capace di trasformarli in poesia radiofonica; oppure raccontando i più bei cicli di Alle otto della sera, su tutti il Tommaso Moro di Maurizio Schoepflin.
E allora, in questo gioco di fantasia, ci mettiamo anche la trasformazione di un programma e di un progetto di una rete privata regionale in una trasmissione nazionale. Il programma in questione è Radio Radio lo sport, trasmissione nata romanissima da un’emittente romanissima come Radio Radio e poi trasformatasi man mano in un piccolo gioiellino seminazionale (anche se si continua a parlare troppo di Roma e Lazio). L’apoteosi quest’estate, quando Radio Radio è diventata sempre più una radio non solo romana, acquisendo frequenze anche in Sardegna e in tutto il Lazio, fino all’Abruzzo. Il top è una maratona di ore ed ore, condotta da Ilario Di Giovambattista, che fa né più né meno quello che fa da una vita Aldo Biscardi al Processo: vivisezionare le polemiche calcistiche del giorno.
Il bello è che lo fa aiutandosi con le firme più autorevoli del giornalismo della carta stampata, messe a confronto con gli ascoltatori che spesso danno vita a gustosissimi siparietti. E lo stesso conduttore è straordinario nel gioco delle parti: l’altro giorno mi è capitato di sentire un lungo j’accuse in cui spiegava per mezz’oretta che lui sarebbe stato disposto a mettere a disposizione il suo mandato di conduttore se gli ascoltatori non lo ritenevano più idoneo. Pistolotto fatto chiaramente per farsi dire che era bravissimo. Ma fatto con lo stile dei più scafati attori, quasi un Laurence Olivier del microfono, un virtuoso della drammatizzazione. Nata - si parva licet - dall’accusa di essere troppo buono nei confronti del presidente della Lazio Claudio Lotito. Un altro che è ospite fisso di Radio Radio (e delle altre radio romane) e che è insuperabile nella dialettica creativa e attoriale.
Tutto questo per dire che un programma simile a Radiorai manca moltissimo. Le interviste di Domenica sport spesso sono troppo lunghe e manierate e la freschezza di Radio Radio lascia spazio alla paludatezza della Rai. Fatte le proporzioni, Di Giovambattista sta a Controcampo come Domenica sport sta alla Domenica sportiva. Non c’è partita. Così come non c’è partita quando Radio Radio diventa servizio pubblico, trasmettendo in diretta la Lazio in Intertoto.
E se la Rai si inventasse un talk-show di sport da contrapporre a quello delle private? Sarebbe una grande invenzione. Anche perché, in materia, non c’è davvero niente da inventare.