La radio della Santa Sede teme l’ingovernabilità. Ma lancia un messaggio di ottimismo: «L’unità del Paese si può ricostruire, basta volerlo» Il Vaticano: «Nuova legge e ritorno al voto»

Andrea Tornielli

da Roma

Con il risultato uscito dalle urne dopo il voto del 9 e 10 aprile «si governerà male» e dunque potrebbe essere utile ritornare alle urne. È il commento che la Radio Vaticana ha trasmesso ieri dopo il consolidamento del dato elettorale. A proporlo dai microfoni dell’emittente d’Oltretevere è stato il professor Antonio Maria Baggio, docente di Etica politica all’università Gregoriana: «Può essere utile il ritorno alle urne dopo aver svolto alcuni compiti istituzionali e cambiato la legge elettorale. Ma per fare questo i politici devono abbandonare le ideologie. I cattolici dei due schieramenti possono dare un contributo vero alla democrazia del Paese, fedeli alla propria idea ma pronti a riconoscere anche le idee dell’avversario politico». «Rispetto alle Politiche del 2001 - ha detto ancora Baggio - i partiti del centrodestra sono tutti aumentati. Per l’Udc c’è una componente di affidabilità presso gli elettori che ha accolto persone le quali non si sentivano più sicure nel centrosinistra. È anche importante la tenuta di Forza Italia che significa la tenuta di Silvio Berlusconi. Ora bisogna prendere atto che Forza Italia è solida e bisogna smettere di demonizzare Berlusconi, senza però nascondere i problemi che il premier ha, come il conflitto di interessi». Secondo il commentatore di Radio Vaticana la Casa delle libertà deve pensare al futuro: «Lo stesso Berlusconi può aiutare in prima persona il cambiamento del centrodestra per arrivare a rafforzarlo anche con persone nuove». Baggio ha concluso sostenendo che certamente non contribuisce alla cultura dell’unire il potenziamento della componente radicale del centrosinistra.
«Che cosa vuole che le dica?», risponde il vescovo Rino Fisichella, rettore della Lateranense e cappellano della Camera dei deputati: «Il Paese appare diviso a metà e c’è all’orizzonte lo spettro dell’ingovernabilità con una maggioranza così risicata al Senato. In ogni caso - osserva ancora il vescovo - c’è chi ha il diritto di governare. Dobbiamo avere tutti a cuore il bene del Paese». Parla invece della possibilità di tornare ancora alle urne il vescovo di Como Alessandro Maggiolini: «Non ho voglia di parlare di elezioni in questo martedì santo. Certo sono preoccupato perché con questi risultati è difficile governare. Bisognerebbe lasciar passare un po’ di tempo e poi tornare a votare».
«È stata una tornata elettorale caratterizzata dalla paura - spiega al Giornale il vescovo di Civitavecchia Girolamo Grillo - perché certi partiti hanno raddoppiato i loro consensi a motivo del fatto che nell’altro schieramento sembravano prevalere - almeno per quanto riguarda la visibilità televisiva - le ali più radicali ed estreme». Grillo ritiene possibile che l’Unione governi: «Ci vuole però un grande senso di responsabilità: bisognerà cercare il più possibile di coinvolgere le forze della minoranza, ad esempio varando leggi per la giustizia sociale. L’unità del Paese si può ricostruire, ma bisogna volerlo».
Soddisfatto per la sconfitta del «radicalismo forcaiolo» è il quotidiano della Cei, Avvenire, che commentando il risultato non brillante della Rosa nel Pugno, la «formazione choc» sostenuta e «garantita dai grandi giornaloni» che «avevano scommesso qualcosa di più che una legittima preferenza». Nel suo editoriale il quotidiano cattolico afferma che è stato frutto di «miopia» l’orientamento dei giornali ad appoggiare Capezzone («campione di jattanza, improntitudine, radicalismo esasperato dai toni savonaroliani»). «Miopia che si è riprodotta - scrive ancora Avvenire - per settimane con un’Italia tenuta in scacco dagli anatemi di Capezzone, dai suoi ricatti ideologici, dai suoi sofismi e dai suoi collateralismi ostentati». I radicali «sono e rimangono una setta più che un partito e come tale destinati ad intercettare umori vagabondi ma proprio per questo effimeri».