RADIOGRAFIA DI UNA DISFATTA

Dunque quello che avevamo già visto, udito e registrato è confermato non soltanto da impressioni, articoli e commenti in Parlamento ma anche dai sondaggi: se si votasse oggi, Prodi perderebbe le elezioni. Il punto infatti non è tanto quello di far cadere l’uomo che fa ballare i piattini, ma di evitare che al suo posto ci mettano un suo successore che non ha neanche vinto le elezioni, quasi certamente Massimo D’Alema, anziché restituire al popolo sovrano la scelta sul futuro governo e sul futuro primo ministro: questa era la tecnica dei feudatari tedeschi, che sceglievano personalmente la moglie per i loro contadini e per non farli faticare gliela davano già incinta. Questi ci vorrebbero infatti dare una legislatura già incinta di tutte le variazioni possibili dello stesso fallimento, come fecero nel quinquennio 1996-2001 quando partirono con il perdente nato Prodi, per sostituirlo prima con D’Alema e poi con Amato, dichiarando anche che Rutelli sarebbe stato l’erede al trono.
Ancora una volta, quindi, desideriamo fare un appello preventivo al presidente Napolitano per dirgli: signor Presidente, come lei sa Prodi cadrà, forse fra un mese o fra due o fra un anno. Ma a quel punto, signor presidente, dopo una tale zoppa e maldestra partenza di una legislatura in cui la sinistra ha vinto per 25mila voti non suoi (erano leghisti dissidenti), lei non può non tutelare il diritto di scelta dei cittadini e chiamarli alle urne. Se non lo farà, saranno guai grossi, e non a Chinatown come recitava il titolo di un vecchio film, ma proprio qui a casa nostra perché in giro c’è una amarezza, una frustrazione, una rabbia, che non appartengono soltanto agli elettori della Casa delle libertà, ma anche e soprattutto agli elettori del centrosinistra che sono delusi, irati, increduli.
Il sondaggio di cui parliamo è di ieri, realizzato su un campione provvisorio ma rappresentativo di 570 cittadini intervistati dal gruppo «FerrariNasi&Grisantelli», di entrambe le parti politiche. La prima domanda è sulla Finanziaria: pensate che le tasse stiano aumentando per tutti o no? Per il 62,5 per cento sì. Seconda domanda: il 60,2 ritiene che i ceti medi e medio-bassi siano tartassati a sangue e non soltanto i cosiddetti ricchi da far piangere. Il 56 per cento ritiene inevitabile che aumentino le tasse comunali. Il sì ha la maggioranza assoluta, anche se risicata, quando si chiede se sia giusto punire un negozio per un solo scontrino non registrato. Il margine di condanna del governo si fa però altissimo quando si chiede se si doveva evitare l’aumento del ticket sanitario: il 72,9 per cento è fragorosamente contro e soltanto il 21,1 inghiotte il rospo.
Il 58 per cento degli intervistati ritiene poi che gli sprechi pubblici rimarranno tali e quali e semmai cresceranno. Botte da orbi anche sull’indulto, purtroppo votato anche dalla Casa delle libertà salvo pochi fra cui chi scrive (per la cronaca, ho votato in commissione al Senato contro la missione in Libano, praticamente solo). Il 73,6 per cento degli italiani del campione boccia l’indulto e soltanto il 14,6 lo approva.
Grave poi il giudizio personale su Prodi, trattato da mentitore: soltanto il 13 per cento metterebbe le mani sul fuoco sul fatto che non sapesse niente, mentre il 52,6 lo considera apertamente un bugiardo e il 34,4 prudentemente si astiene. La fiducia complessiva: poca o niente per il 63 per cento, meno di un terzo è a favore.
Questa è la radiografia di una disfatta. E la disfatta deve portare sia alla caduta del governo che al ritorno alle urne. Bisognerà ripeterlo ogni giorno, come un mantra buddista e stare attenti: questa è gente che della democrazia se ne infischia.
p.guzzanti@mclink.it