Radiouno: la trasmissione che vive d’insulti al Papa e al Cav

Beati voi che dalle 14.45 alle 15.30, dal lunedì al venerdì, avete altro da fare - da lavorare, per esempio - e non perdete tempo ad ascoltare Radiouno. Ma le casalinghe e i pensionati, mezza Italia, che cosa credete che facciano a  quell’ora? Fanno come il sottoscritto e tutti i commessi viaggiatori, dell’informazione e no, costretti a girare l’Italia: si sintonizzano qui e là in cerca di compagnia. E così da dieci anni gli capita di sentire la più implausibile e unidirezionale delle trasmissioni che abbiano inquinato l’etere dalla morte di Guglielmo Marconi. S’intitola Ho perso il trend. Ahò, dieci anni so’ tanti, direbbero i conduttori, Ernesto Bassignano ed Ezio Luzzi, nel loro purissimo trasteverino, che a quell’ora fiata ancora di porchetta alla romana e Marino Gotto d’oro.

Hanno una fissa, questi due reduci quotidiani della mensa Rai: Berlusconi e il suo governo. Di riffe o di raffe, tra un ruttino e l’altro, lo sforacchiano per l’intera settimana, fortunatamente corta. Frecciate astiose, sproloqui, stolide risatine isteriche a coprire il nulla sotto vuoto spinto, molto spinto. Quasi fossero un po’ alticci. I ragazzi della Via Ball se la cantano e se la suonano da soli. Più che un copione, un canovaccio; un patchwork di su!, dai!, che dice?, ma che sta’ a di’?, che facciamo?, come perché?, ah ah ah, non rida!, e vabbè!, come vabbè?, ma lei è proprio, eccerto!, incredibile! Più il primo le spara grosse, più il secondo prende le distanze e dissimula indignazione. Si danno rigorosamente del lei. Dev’essere la loro concezione del servizio pubblico. Si sentiranno imparziali come la Bbc, porelli.

Vi starete chiedendo perché mai facciano così. C’è poco da strologare. Luzzi, 75 anni suonati, è la fogliolina di fico: chi mai potrebbe prendersela con l’ex radiocronista di Tutto il calcio minuto per minuto? Ma l’altro, Bassignano, è un intellettuale organico, come si diceva un tempo, «un distonico neurovegetativo post-sessantottesco», come si definisce lui, uno che ha esordito come attore col Teatro Politico di Strada del compagno Gian Maria Volonté, che ha cantato con i compagni Francesco De Gregori e Antonello Venditti, che ha fatto il critico musicale di Paese Sera e che, fallito il quotidiano comunista, è stato accasato dai compagni in Rai. Non prima che avesse acquisito speciali benemerenze nel settore stampa e propaganda di Botteghe Oscure. «Ero membro della direzione del Pci, quantomeno attaché», s’è vantato dai microfoni di Ho perso il trend. Ogni tanto i due chiamano in soccorso Enrico Vaime, da loro venerato come il Maestro - il Messia deve sembrargli eccessivo - autore radiotelevisivo che un giorno ebbe a dichiarare: «Io comunista? Dipende. Se me lo chiede Berlusconi, rispondo di sì». Insomma, tutto in famiglia.

L’altrieri ero reduce da una mattinata passata con Tinto Brass, quindi pronto a tutto, e ho acceso, per non abbioccarmi al volante. Sigla. Argomento della puntata: Hatù pensaci tu. Un diversivo, mi sono detto. Infatti il giorno prima era Se spegne la Fiamma e Silvio comanna!, ma sì, avete fatto bene a stenderlo quel dittatore che tiranneggia in Rai e ora s’annette persino l’ex Msi, roba da far rimpiangere i fascisti. Oggi cambiano registro, mi sono rinfrancato. L’aspettativa sarebbe stata più che legittima per qualsiasi ascoltatore, anche di Rifondazione comunista, reduce da una sequela di appuntamenti così intitolati: Piove governo ladro; Chi telefona a Saccà del male non ne fa; Silvio atomico; Ronda tu che rondo anch’io; Ronde italiane; Silvio Babà e i 40 miliardi. Non che l’anno scorso fosse andata meglio: Lula e Silvinho; Grazie Silvio; Silvio l’acrobata; Silvio contro tutti; Silvio IV re di Napoli; Silvio Mastro Lindo; Decide solo Silvio; Silvio: «Faccio tutto io!». Un’ossessione. Anche se va detto che di tanto in tanto, in ossequio alla par condicio, ne hanno anche per Bossi, Tremonti e Brunetta.
Sulle prime la solita solfa bassignana: osanna al presidente Napo, così ribattezzato perché tra vecchi compagni i vezzeggiativi possono starci; peana al magistrato De Magistris arruolato dall’ex pm Di Pietro per le europee; insulti al «Popolo della libertà che vorrebbe che i medici denunciassero i clandestini quando sono malati e devono uscire dalle tane».

Questo Pasquino che si crede il Belli e al massimo potrebbe stare sugli scaffali del Lidl s’è persino autodedicato un sonetto: «Quando che Bassignano cambiò partito / nun fece mica come tanti e tanti / che dopo un po’ s’arruffianano i potenti. / Lui i compagni non li ha mai tradito / Dice che un ex democristiano funzionario influente della Rai / je disse: “Te faccio nomina’ presidente / se del Cavaliere parlar male smetterai”. / Un artro ar posto suo come succede / je avrebbe detto subito: “So’ pronto”. / Ma Ernesto che è onesto non cedette: / “So’ sempre er compagno Bassignano, / nun cedo a simili intrallazzi”». Siccome ha una discreta voce, ha pure intonato un inno ispirato a Cormac McCarthy e a Mediaset: «Non era un Paese per vecchi / per chi sogna la primavera / poco lavoro, nessuna virtù / buono per far la Tv».

Ci risiamo con Berlusconi, ho concluso. E invece, quando meno me l’aspettavo, Bassignano ha annunciato: «Ho fatto un editoriale cazzuto. Si può dire cazzuto in Rai?». Luzzi: «Eccerto!». Bassignano: «Voce del verbo cazzure?». Luzzi: «Nooo, cazzeggiare». Bassignano: «Aaah! Io ho cazzuto, tu hai cazzuto». Luzzi: «Eh eh eh». In sottofondo la svenevole colonna sonora di Ghost, ricorderete, Demi Moore che modella il vaso di creta e intanto cazzeggia col fantasma del marito. Vi risparmio le scemenze iniziali e vado al sodo, cioè all’Hatù pensaci tu del titolo, che il fine dicitore Bassignano ha messo ancora una volta in quasi rima: «Ci sarebbe a parte tutto ciò da parlare ancora un momentino / di un certo tedesco Benedetto papa / il quale di fronte agli africani che muoiono come mosche per l’acquisita immunodeficienza / se ne esce col fatto che er profilattico nun serve / dice una scientifica scemenza / tanto che mezza Europa o addirittura forse già i tre quarti insorge / e lo sbertula e s’indigna vivamente alle parole sante / tanto che Zapatero in risposta manda al continente disgraziato un milione di preservativi / dicendo a Benedetto: “Quanto sei ignorante, oltre che arrogante”». Vale la pena di rimarcare che sull’argomento il premier spagnolo non ha dichiarato assolutamente nulla. Ma intanto la casalinga delle 15 capisce quel che deve capire: che il Papa è un ignorante e un arrogante aduso a pronunciare scemenze. Per cui Luzzi, nel gioco delle parti, finge di dissociarsi: «Uhm». Ma l’altro conclude imperterrito: «E a Bassignano quest’ultima cosa per la verità le fa girare tanto e tanto intensamente / che certe volte gli viene quasi davvero di desiderare / di non esser nato cristiano occidentale / e invece d’esser nativo del musulmano Oriente». A seguire l’Alleluia di Haendel.

Credevo che fosse finita lì. Macché. Prima della sigla finale c’era da prendere per il culo anche Nicola Legrottaglie, il calciatore della Juventus che martedì prossimo andrà nelle librerie con Ho fatto una promessa (Piemme), volume in cui racconta Perché la fede ha cambiato la mia vita. Bassignano non si capacita di come una conversione possa trasformare un giocatore «da pip..., insomma da mezza s...» in campione: «È stato nominato nuovo portavoce del Pontefice». Luzzi: «Ma Legrottaglie della Juventus?». Bassignano: «Si ricorda com’era prima, come lo chiamavamo anni fa? Lo chiamavamo Lefrattaglie, si ricorda? Poi dopo a un certo punto gli è apparsa la Madonna di coso... e ha cominciato a giocare in quella maniera lì». Luzzi: «Ha visto la luce». Bassignano: «Sì, però picchia mica male, è una specie di maglio». Interviene la loro spalla Dario Vergassola in collegamento telefonico: «È Dio che lo vuole. I santi sono apparsi non nelle grotte ma nelle grottaglie. La famosa grottaglia di Lourdes, capito?». E i due all’unisono: «Bravo, bravo, bravo».

Io non so che cosa faccia tra le 14.45 e le 15.30 il mio amico Antonio Caprarica, direttore di Radiouno, che ha lavorato a Paese Sera come Bassignano. Ma vorrei consigliargli di tenere d’occhio il suo ex collega, perché mi sa tanto che ha perso l’ombrellino. E del resto sempre l’altrieri il conduttore trendy s’è preso del «rincoglionito» dal socio Luzzi, «stressato da 30 anni di questo lavoro di guano». La prossima volta dicano pure di quella roba là.

stefano.lorenzetto@ilgiornale.it