Radu Lupu si «addolcisce» con Debussy

C’è un episodio della giovinezza di Radu Lupu, pianista romeno, interprete strepitoso, uscito dalla fucina moscovita del grande Heinrich Neuhaus, che getta luce sulla sua successiva gloriosa quanto atipica carriera. Neppure venticinquenne, nel ’69, partecipò al Concorso di Leeds. Superò le eliminatorie, ma non fu ammesso alla finale. Senonché l’organizzatrice del concorso, Fanny Waterman, riuscì a convincere i giurati a riammetterlo alla finale, dalla quale uscì poi vittorioso. Quella esclusione attestava che Radu Lupu non incarnava il prototipo dei pianisti «da concorso», dei pianisti cioè che assicurano quello standard tecnico ormai mondializzato; e ribadiva, di conseguenza, che chi mostra eccesso di personalità e introspezione, difficilmente si afferma in tali competizioni. Nel suo caso la signora Waterman era stata più lungimirante dei giurati del suo concorso. Radu Lupu col tempo ha smussato qualche aspetto del suo carattere ruvido. La fama se l’è costruita con il suo spessore di interprete, quel suo inimitabile suono, forte e dolce insieme; ma inutile negare che abbia anche influito il suo proverbiale negarsi ai giornalisti, e ultimamente anche l’aver disertato la sala d’incisione, per pochi selezionati concerti. Lupu, nel concerto di oggi, suona Schubert, naturalmente; ma non lo Schubert della sonate postume, bensì la Sonata in re maggiore (D 850), con quell’andamento «erratico» che è la cifra più personale e fascinosa del sonatismo schubertiano. Ma Radu Lupu a Roma porta anche una primizia, il suo Debussy dei Preludi (Primo Libro).
Auditorium. Sala Santa Cecilia, ore 21. Info: 06.8082058