Un raduno per tutti ecco i fanatici delle passioni di gruppo

Giuseppe De Bellis
Non importa dove. Qui si pensa al come. E al quando. Il perché appartiene a un’altra categoria. È scontato: «Condividere un mondo». Cinquemila, diecimila, ma anche cento, duecento, cinquecento. Il raduno non è mai una questione di numeri, ma di sentimento: ci si viene se si condivide qualcosa, se ci si sente parte di un gruppo, se si ama un oggetto, una condizione, se ci si riconosce in una macchina o in una moto, oppure nella passione della cucina, della pesca, del modellismo. C’è un raduno per ognuno: magari non lo sa, ma ce ne è uno fatto apposta per lui. Poi ci sono i raduni storici, quelli che tutti sanno riconoscere. Prendi una Harley Davidson: ecco il suo proprietario sarà un radunista. È scritto nel dna di quella moto e quindi di chi la compra: la voglia di mettersi insieme e andare. La strada. Il vento. Il rombo. Non è solo l’America, ma anche l’Italia. Ogni anno gli harleysti italiani si ritrovano per divertirsi, sentire il suono forte e «arrabbiato» delle motociclette, parlare di carrozzerie, marmitte, pistoni. Adesso è tutto pronto ad Aosta per accogliere la pacifica e allegramente rumorosa «invasione» delle Harley per il più importante raduno nazionale del 2006. È il quarto Hog Italian national rally: si svolgerà dal 2 al 4 giugno all'arena Croix Noire del capoluogo valdostano. Oltre al parcheggio e alla zona stunt man, per l'occasione sarà allestita una vasta area interna con mercatino, tenda dei Dealer Harley-Davidson, Hog Hospitality, bar-ristoranti dove mangiare piatti tipici locali, musica dal vivo alla sera e altre sorprese. In base alle previsioni degli organizzatori, sono circa cinquemila gli appassionati delle famose bicilindriche che sono attesi al raduno motociclistico. Nei tre giorni sono in programma spettacoli, concerti, visite guidate alla città e ad altre località valdostane, merchandising, lotterie, show con stunt man, escursioni in rafting, viaggi panoramici in elicottero e altre iniziative ancora in corso di definizione. Per l'organizzazione del raduno la Regione Valle d'Aosta ha concesso un contributo di 35mila euro. Quello delle Harley appare un mondo a parte: un miscuglio di lingue e Harley, tatuaggi, barbe e boccali di birra. «Non si parla di solo Harley, ma si respira lo stile Harley. Stile di liberta» dice Roby 2, nome in codice, 57 anni, moglie e figli a casa. Stesso spirito di Franz, 52 anni, venuto giù da Monaco di Baviera, pancia scoperta, pantalone di pelle nero e cinque anelli a ciascuna mano. O come Henry, invece, che di anni ne ha 28 ed arriva da Liverpool, al sesto appuntamento Super Rally, dopo Finlandia, Grecia, Belgio, Repubblica Ceca e Svezia. Ai raduni fa una una capatina anche il questore del Senato Mauro Cutrufo, senatore del collegio e harleysta. Ha fatto un giro sul suo bolide, ha salutato e poi è andato via. Harleysta sì, ma non purosangue. Non almeno quanto la signora Claudia Ganzaroli, 56 anni, di Rimini. Lei non perde un raduno e sulla sua Harley Dyna del 1995 fa tutti di filato 700 chilometri, per poi ripartire ed arrivarne a 1200, 1500. Le ultime tappe Germania, Svezia e in Repubblica Ceca. Va dove la portano i raduni Harley. Il compagno, Sante Mazza, la segue. Non hanno figli, scelta di vita, ma hanno trenta Harley-Davidson d'epoca, 14 gatti, 3 cani ed un coniglio: «La moto è l'unico mezzo che dà l'idea di essere immersa nel mondo. Che ti fa vivere a pieno, odori, colori. La moto è sicurezza. Ne ho macinati di chilometri... A 18 anni in punto ho comprato la prima, una Ducati. Poi sono arrivate le Harley, tante». Ma gli harleysti oggi non sono soltanto giovani. Ci sono anche i bambini, come Francesca Pace, di Roma. Papà e mamma, romani e harleysti convinti, la portano in giro per raduni a far respirare quello che sarà il suo futuro. «Tra qualche mese la metteremo sul sidecar». I radunisti non viaggiano solo in moto. Amano anche le auto. E i radunisti sono anche ministi, gli amanti della Mini, un’auto mitica da sempre e anche oggi che è diventata un bolide in miniatura. Nel mondo dell'automobile i raduni sono all'ordine del giorno. C’è quello della Jaguar E type o della Ferrari che arrivò anche a radunarsi in piazza San Pietro, in Vaticano. Ci sono quelli delle auto d’epoca e quelli delle Prinz. Qualcuno ha provato anche a radunare gli amici della Trabant. Tutte le auto hanno un club o un gruppo di amici fedeli, insomma, ma quello delle Mini è speciale. È giovane, divertente, vivace, frizzante. Così, la Mini due volte all’anno riunisce tutti i suoi fans a «MINImucchio». L’ultimo è stato una settimana fa a La Fornace, in provincia di Ancona. Duecentocinquanta colorate e fiammanti Mini Cooper e Mini One hanno viaggiato sulle strade delle Marche per due giorni e per l'ottava dalla prima edizione del Mucchio che organizzata nel giugno 2002 in Garfagnana. Alla Fornace sono arrivati di notte: un gruppo da Messina - i più lontani - gli altri da tutta Italia. Per loro è stato organizzato di tutto: lo spettacolo di cabaret con i Pali e Dispari di Zelig, poi la prima colazione del giorno dopo. La mattina di sabato le auto erano tutte là: nel parcheggio della Fornace, pronte per rombare lungo il tragitto. Partenza alle 10.30 e poi via per un tour nell'entroterra marchigiano, fra panorami mozzafiato e paesaggi incredibili: le grotte di Frasassi, il Conero. Su e giù dalle colline al mare e viceversa. Una carovana impressionante, che Nicola Giorgi, brand manager Mini Italia racconta così: «Duecentocinquanta Mini che vanno in giro sono molte di più di quante si immagini. Viste su strada significa che fra il passaggio della prima e dell'ultima passa mezz'ora. Significa un mare di autorizzazioni, la scorta della polizia, strade chiuse». Significa anche una coda divertente e allegra, cittadini fermi sulle strade a guardare questa «pazza combriccola» sfrecciare lungo le strade. C'era la Mini cabrio con a bordo un ottantatreenne con moglie. Ministi da tempo, ovviamente: «Ne abbiamo avute tre e quando eravamo giovani andavamo in vacanza in tre più il cane». Alla guida ora c’è la figlia, che dai genitori ha ereditato la passione per questa compatta. Passione che ha anche la mamma che si scarrozza al raduno le tre figlie e che ha anche il neopatentato alla sua prima esperienza in gruppo. Ai raduni Mini ci si imbatte nelle cose più incredibili. Alla Fornace la più strana è stata questa: il box portatile. L’ha creato un minista «maniaco» della pulizia e dell’ordine che l’ha portato al raduno. L’idea è questa: un telo pieno di aria che di fatto si trasforma in una casetta per la sua Cooper. Come fa a gonfiarlo: sfrutta la potenza della batteria della macchina.