È Rafa che spacca i giocatori? No, anche Mou ne aveva otto ko

Grosso sospiro di sollievo tra le vacche degli allevamenti spagnoli: nessuna di loro è caduta ai controlli antidoping. Tutte pulite. Le bistecche che offrono sono risultato esclusivamente del loro talento. Nessun trucco, nessun inganno. A certificarlo ufficialmente non è un allevatore subdolo e imbroglione, ma il massimo organismo mondiale della lotta al doping, meglio noto come Wada.
Vorrei essere chiaro: la notizia non è dovuta all'assunzione di roba pesante da parte mia. Anch'io posso giurare d'essere in regola: per sparare stupidaggini non ho bisogno di doping, riesco benissimo da solo. E comunque sono a completa disposizione della Wada per qualunque controllo. Nell'attesa, restiamo al fatto epocale: per la prima volta nella storia, la lotta al doping si allarga alle mucche. Come racconta El Pais, a tanto si è spinta la Wada nel suo duello scientifico con Alberto Contador, numero uno dei ciclisti attuali, trovato sporco all'ultimo Tour (vinto).
Molti ricorderanno: al momento della sconvolgente scoperta, il campione spagnolo - o forse il suo avvocato - fornì subito la propria spiegazione: colpa di un filetto mangiato la sera, in quella carne c'era il clenbuterolo vietato dalle leggi antidoping (la sostanza, che ha effetti anabolizzanti, viene usata da qualche allevatore senza scrupoli per «gonfiare» artificialmente gli animali).
Da quest'estate, il duello scientifico-legale sta andando avanti a colpi di perizie, memorie, controdeduzioni. I dopati, ormai, sanno benissimo come muoversi, tra carte da bollo e consulenze universitarie. Ma bisogna dire che neppure i tecnici dell'antidoping sono poi così tordi. Questa Wada riunisce il massimo dei massimi in tema di ricerca scientifica. Così, per non uscirne da sprovveduti, i suoi segugi hanno ritenuto di assecondare la versione di Contador e di risalire la filiera dello strano caso. Prima un'ispezione nella macelleria di Irun che ha venduto la famosa bistecca, quindi un'ispezione nell'allevamento di vacche che rifornisce la macelleria stessa. I risultati della pignolissima investigazione sono già sul tavolo delle federazioni ciclistiche, per le opportune conclusioni. Inutile specificare: nessuna traccia di clenbuterolo, né in macelleria, né tra le vacche dell'allevamento. E per smontare ulteriormente la versione di Contador - o del suo avvocato, che respinge le conclusioni del rapporto - la stessa Wada si premura di allegare anche uno studio dell'Unione Europea: su 300mila analisi condotte per motivi sanitari negli allevamenti del continente, anno 2008, soltanto una rivelò presenza di clenbuterolo. Questo per dire che l'utilizzo della sostanza non è poi così diffuso nelle stalle. Brave persone, le vacche.
Che l'intera vicenda abbia ben poco di folkloristico, comunque, è proprio Contador a verificarlo giorno per giorno. Nonostante il luogo comune che ritiene l'antidoping sempre indietro di cento anni luce rispetto al doping, la realtà dei fatti domostra come anche i luoghi comuni comincino ad essere un po' indietro. La Wada, ultimamente, sta replicando colpo su colpo, grazie alla sua formidabile rete di laboratori e di specialisti sparsi in ogni angolo del mondo. L'antidoping non vincerà mai la guerra, perché i furbi e i farabutti fanno parte stabile dell'umanità, ma da un po' di tempo sta vincendo molte battaglie. Quest'ultima rischia di diventare memorabile, con il suo risultato clamoroso: vacche pulite, Contador inguaiato.
P.S.: è bene che gli spettabili addetti degli altri sport evitino il solito sarcasmo sui ciclisti. Ricordo che se i ciclisti affrontassero soltanto i controlli antidoping utilizzati negli altri sport, ne uscirebbero tutti immacolati.