Rafa e Gigi che pompieri Ma ridateci quelli veri

nostro inviato ad Appiano Gentile

«Sicuramente c’è rivalità fra le due squadre e i bianconeri hanno fame di vittorie. Sarà difficile ma senz’altro possiamo vincere». Rafa Benitez alle 13,30 circa di ieri mattina, Appiano Gentile. Al termine della conferenza la gente si lamentava: mai un titolo!
«Non firmo per un pari, noi cerchiamo sempre la vittoria anche se l’avversario è molto forte». Gigi Del Neri a Vinovo, stesso orario, più o meno. I presenti molto perplessi: se questo è un titolo!
Per fortuna c’è la questione del 2006, ci pensano i capi a tenere su Inter-Juve. Andrea Agnelli sul sito ufficiale annuncia che non tutto è perduto, si porta a cena i tifosi e tiene viva la fiamma, dall’altra parte Ernesto Paolillo informa che se qualcuno deve restituire qualcosa, quella è la Juve. Si attendono nuove e ulteriori dichiarazioni, la Juventus è ferma all’esposto fatto in federazione a fine maggio e si dichiara certa vi siano gli estremi per la revoca dello scudetto all’Inter. La federazione ha acquisito altre intercettazioni. Storia sfinente, storia annoiante, Inter-Juventus non la merita. Ne stanno uscendo male tutti, club e federazione ancora lì con trascrizioni, documentazioni, intercettazioni in mano, indecisi e senza la minima certezza. Giancarlo Abete è persino preoccupato di farsi sorprendere sorridente: «Non so come abbiano fatto a vedermi sorridere, non ci sono neppure webcam...», ha risposto seccato a chi gli faceva osservare i suoi sentimenti dopo la visita ricevuta da Marotta e Agnelli in federazione. Moratti aveva detto di averlo visto uscire soddisfatto, magari era solo una battuta ma qui l’aria è pesantissima e ogni virgola può far pendere la bilancia della giustizia sportiva.
E loro? Insomma Benitez e Del Deri avranno pure una opinione su questa faccenda. «Occorre abbassare i toni in tribuna e alzare quelli in campo», ha risposto Rafa a domanda indiscreta. «Sono partite intense al di là delle polemiche esterne che riguardano Calciopoli», ha precisato l’altro.
Eppure mascherano, non sono tutto qui, c’è dentro qualcosa in Benitez e Del Neri che tutti stanno aspettando emerga, il loro passato non è tutto rose e fiori. Benitez è riuscito a restare calmo quando Ferguson lo ha pubblicamente incolpato del crack economico del Liverpool: «Non capisco perché parli ancora di me - rispose Rafa-, manco dall’Inghilterra ormai da tre mesi». Ma negli ultimi tempi di Liverpool, Rafa Benitez un giorno si presentò in conferenza con un foglietto in mano: era la lista dei favori che, secondo lui, il Manchester United riceveva regolarmente grazie alle incursioni di Alex Ferguson. Dopo il primo anno di successi al Liverpool che gli ha garantito un vitalizio per i successivi, il tenero Benitez si era alienato la simpatia della stampa, criticava senza peli sulla lingua gli arbitri e quando ha lasciato l’Inghilterra era ormai etichettato come un isterico, nervoso, facilmente irritabile e afflitto da sindrome di accerchiamento. Dov’è quel Benitez? La tifoseria lo rivorrebbe indietro e la nostalgia di Josè Mourinho non c’entra niente.
Del Neri non si salva neppure lui, per fortuna. A Torino dicono che se la cava in quanto non si capisce mai molto bene quello che dice, unico caso al mondo in cui leggere il labiale non aiuta. A Udine, testimonianze autorevoli, ricordano come una notte, su di giri, finì in un fossato alla guida della sua automobile. Il presidente doriano Riccardo Garrone invece è stato molto più duro: «Lui venne da me e mi mise in guardia su Cassano. Mi disse: ha voltato le spalle a Sensi, farà così anche qui». Garrone ci vide della malizia perché Cassano era il suo pupillo e ci lesse un secondo fine. Se ne convinse quando vide Cassano fuori per qualche partita.
Dove sono finiti quei due bravi ragazzi? Li rivogliamo, ridateci quel Benitez e quel Del Neri, ridateci una vigilia all’altezza, ridateci Inter-Juve.