"Raffaella era incinta. Nessun perdono: vorrei ammazzarli"

Lo sfogo di Azouz Marzouk dopo la confessione dei vicini-mostri: "Nemmeno gli animali fanno così"

Erba - Da una parte la pietà, il disarmante perdono della famiglia Castagna, primo fra tutti il patriarca Carlo, distrutto dal dolore e dalla tensione di un mese. Dall'altra il rancore, l'odio profondo e la voglia di vendicarsi di Azouz Marzouk, il venticinquenne tunisino, marito di Raffaella e padre del piccolo Youssef, uno scricciolo che aveva due anni, tre mesi e due giorni quando Rosa Bazzi, quella sera dell'11 dicembre, gli ha tagliato la gola. Quando Rosa Bazzi e il marito Olindo Romano facevano a pezzi la sua famiglia. Nella casa dei suoi parenti a Merone, Azouz ha appena visto nei tg le immagini della conferenza stampa in procura a Como con la conferma della piena confessione dei vicini di casa.
Che cosa prova adesso che gli assassini della sua famiglia hanno un volto?
«Dico soltanto una cosa sola e voglio che sia chiara: chi uccide deve essere ucciso. Io non potrò farlo. Spero che lo facciano quelli che sono in carcere. Anche quelli che sono al Bassone, il carcere di Como non danno scampo a chi uccide una donna e un bimbo in quel modo. Sarà un inferno per loro. Quei due hanno finito di vivere».
Eppure lunedì quando i suoi vicini di casa erano stati fermati lei era stato pacato...
«Giusto lunedì, perché ancora non c'erano certezze. Allora avevo detto di non crocifiggere senza essere sicuri delle colpe. Di non fare quello che avevano fatto con me, all'inizio. Ma adesso è un'altra cosa, è tutto chiaro. Da adesso io vivo per la vendetta. Spero che li uccidano in carcere ma se io faccio una minchiata e finisco in galera dove ci sono quei due bastardi li ammazzo con le mie mani».
Suo suocero, Carlo Castagna, ha avuto parole di pietà, ha voluto dare un esempio di civiltà...
«Fare i civili? Anch'io sono civile, però oggi non ce la faccio. È stato ammazzato mio figlio. Io li ho visti all'obitorio, li ho visti come li hanno ridotti, io ho visto cosa è successo, e ho immaginato cosa è successo. Chi fa una cosa del genere non può che essere un animale, anzi, io non li metterei né nel genere umano né in quello animale, perché gli animali se uccidono lo fanno per mangiare».
Che idea si è fatto del movente, pensa che siano i litigi che avevate ad accecare i suo vicini?
«Me lo continuo a chiedere, perché lo hanno fatto? In un momento di rabbia si può dire, si dice magari: ti ammazzo, però non si può ammazzare così. Non si può infierire su un bambino. Sono anche convinto che oltre ai litigi hanno fatto tutto questo perché non potevano avere figli, erano gelosi di Youssef. Raffaella forse era incinta del secondo figlio. Aspettava il mio ritorno dalla Tunisia per fare le analisi, ci sarebbe piaciuto dare un fratellino o una sorellina a Youssef».
Ha trovato amici, solidarietà in questo mese da incubo che ha vissuto?
«Sì, ma da gente che non avevo mai conosciuto. Mi hanno lasciato delle lettere, mi hanno stretto la mano per strada. Ma i fratelli e gli amici di Raffa no. Loro mi hanno lasciato solo come avevano lasciato sola lei. E mia moglie ci soffriva per questa storia. Ci ha sofferto fino al suo ultimo giorno di vita».
E adesso cosa l'attende? Cercherà di stare vicino alla famiglia di sua moglie?
«I documenti per portare via le salme di Raffaella e di Youssef non saranno pronti prima della metà della prossima settimana. Qui non faremo nulla, si svolgerà tutto secondo il rito musulmano. Raffaella e Youssef saranno lavati, vestiti alla maniera musulmana, sistemati nelle casse e portati dall'obitorio all'aeroporto, quindi nella casa dei miei genitori in Tunisia, poi alla moschea. Ma io andrò sicuramente sabato mattina ai funerali di mia suocera in chiesa. Lei ci voleva bene. Dopo i funerali in Tunisia tornerò in Italia, a Erba per guardare in faccia la gente. Perché non voglio dimenticare».