RAFFAELLO Il gusto di un giovane classico

Due mostre dedicate al grande protagonista del Rinascimento

«Non meno eccellente che grazioso» lo definiva nel 1568, nelle Vite, Giorgio Vasari. Due aggettivi che sottolineano la perfezione formale e la raffinatezza dell’arte di Raffaello Sanzio da Urbino, morto a trentasette anni dopo una breve malattia e una carriera stupefacente. Celebrato dai contemporanei e dai posteri come uno dei maggiori artisti del Rinascimento, vero erede della tradizione classica, Raffaello vanta a suo carico una ricchissima letteratura e un nome spesso inflazionato per dar lustro a colleghi meno fortunati.
Ma oggi è in arrivo una grande monografica, la prima che Roma gli dedica con oltre cinquanta opere, per un valore complessivo «superiore al miliardo di euro» sottolineano gli organizzatori. «Raffaello. Da Firenze a Roma», dal 19 maggio alla Galleria Borghese, sarà l’occasione per rivedere da vicino molti capolavori, alcuni della stessa Galleria, altri giunti da importanti musei europei. E di ripercorrere una tappa particolare dell’attività dell’artista, il periodo tra il 1505 e il 1508 quando, in prossimità del trasferimento a Roma, fa il grande passo, che lo porterà da un linguaggio elegante, ma ancora tradizionale, a nuove concezioni dinamiche e spaziali. Un tragitto che culmina negli affreschi delle Stanze Vaticane.
Fulcro della rassegna è la Deposizione della Galleria Borghese (Pala Baglioni), firmata e datata 1507. Commissionata a Raffaello da Atalanta Baglioni, in memoria del figlio Grifonetto, morto in una sanguinosa congiura famigliare a Perugia nel luglio 1500, il grande e complesso dipinto verrà presentato per la prima volta con tutte le parti originarie (cimasa, predella e fregio arrivati da Perugia e Roma), secondo nuove ipotesi ricostruttive. E con tutti gli studi e i disegni preparatori.
Intorno ad essa ruoteranno altri ventiquattro dipinti e ventisei disegni (tutti eccezionali) degli anni precedenti e seguenti, come Il sogno del cavaliere del Louvre del 1504-1505, o capolavori della prima maturità come La Fornarina e la Madonna dei Candelabri. Madonne, ritratti, composizioni sacre raccontano come Raffaello scoprisse, in breve tempo, un suo modo personalissimo di interpretare lo spirito dei tempi e l’arte di grandi contemporanei come Leonardo e Michelangelo.
La rassegna, curata da Anna Coliva, secondo un progetto di Claudio Strinati, integra un’altra mostra, organizzata dalla Regione Umbria e aperta sino all’11 giugno a Città di Castello, «Gli esordi di Raffaello tra Urbino, Città di Castello e Perugia». Più piccola, ha il merito di riportare in Italia, dalla National Gallery di Londra, dopo duecento anni, la Predica di san Giovanni Battista, unica tavola superstite della Madonna con il Bambino tra san Giovanni Battista e san Nicola (Pala Ansidei), datata 1505. E di presentare, restaurato, il Gonfalone della Santissima Trinità dipinto da Raffaello diciassettenne o poco più, quando già «maestro» lavorava a Città di Castello insieme al più anziano Evangelista da Pian di Meleto. Databile intorno al 1499-1501, lo stendardo, che raffigura da un lato la Trinità con i santi Sebastiano e Rocco e, dall’altro, la Creazione di Eva, è realizzato con estrema finezza. A Città di Castello sono esposti anche disegni, documenti e testi, e la tavoletta con Santa Caterina d’Alessandria della Galleria Nazionale di Urbino, parte di un piccolo altarolo portatile, passata sul mercato antiquario e recuperata nel 1990.
Ce n’è abbastanza per rivisitare buona parte del percorso di questo enfant prodige, nato a Urbino nel 1483 da Giovanni Santi, pittore ben inserito alla corte dei Montefeltro. Dopo l’apprendistato nella bottega del padre, morto nel 1494, Raffaello si trasferisce a Città di Castello. Lì, insieme al più anziano Evangelista da Pian di Meleto, dipinge pale d’altare e piccole tavole ispirate a Signorelli, Perugino, Melozzo da Forlì.
La prima grande svolta avviene col soggiorno a Firenze, dove arriva «per imparare», nell’ottobre del 1504, con una lettera di presentazione a Pier Soderini della sua protettrice Giovanna Feltria della Rovere. Nella città toscana, dove sono presenti Leonardo e Michelangelo, si ferma quattro anni, mantenendo stretti rapporti con la corte urbinate. Realizza piccole e preziose tavole, ritratti come la Dama col liocorno, La gravida, bellissime Madonne dagli schemi leonardeschi e una nuova affettività, composta e intensa.
Raffaello sta elaborando un suo stile, che si manifesta pienamente nel periodo romano, con opere mosse, dinamiche, che si torcono nello spazio come quelle di Michelangelo, pur mantenendo sempre una misura classica, armoniosa perfetta.
mtazartes@alice.it
LE MOSTRE
Raffaello. Da Firenze a Roma
Roma, Galleria Borghese (Piazzale Scipione Borghese 3), dal 19 maggio al 27 agosto, catalogo (Skira).
Gli esordi di Raffaello tra Urbino, Città di Castello e Perugia
Città di Castello, Palazzo Vitelli alla Cannoniera, fino all’11 giugno 2006 (catalogo Edimond).