Raffarin pronto a lasciare Al suo posto la Alliot-Marie?

Popolarità ai minimi, dimissioni quasi certe anche se fosse sconfitto il no

Alberto Toscano

da Parigi

Missione compiuta. Questo è lo stato d'animo del primo ministro francese Jean-Pierre Raffarin, che si prepara a lasciare il posto di capo del governo. Comunque vadano le cose al referendum di oggi, Raffarin sembra avere i giorni contati. Forse persino le ore. Il primo ministro è al potere dal maggio 2002, ossia dalla conferma del suo amico Jacques Chirac all'Eliseo dopo il quinquennio della «coabitazione» tra presidente di centrodestra e governo di sinistra. Le elezioni presidenziali del maggio 2002, immediatamente seguite da una consultazione per il rinnovo dell'Assemblea nazionale, hanno visto il successo del centrodestra e in particolare dell'Ump, il partito di Chirac e Raffarin, che ha ottenuto da solo la maggioranza assoluta dei seggi parlamentari.
Purtroppo per lui, Raffarin ha dovuto rimanere al potere in un triennio molto difficile, caratterizzato dal cattivo andamento dell'economia e dalla forte crescita della disoccupazione, principale problema della Francia attuale. Il suo ruolo era quello di fare da scudo al presidente della Repubblica e lui lo ha svolto fino in fondo, col risultato che oggi la sua popolarità è bassissima e che - per rilanciare la credibilità delle istituzioni - Jacques Chirac deve cambiare governo. Scontatissime nel caso di una vittoria del no al referendum di oggi, le dimissioni di Raffarin sono dunque più che probabili anche nell'ipotesi di un successo del sì. Nella Quinta Repubblica francese la durata dei governi è piuttosto limitata e sono stati pochi i primi ministri a rimanere al proprio posto per tre anni consecutivi. Prima di Raffarin, accadde al socialista Michel Rocard nel periodo 1988-91. Dunque Raffarin non può lamentarsi: ha praticamente avuto il massimo che si poteva aspettare dalla sua nomina all'Hôtel Matignon, Palazzo Chigi parigino. Semmai Raffarin, che sta per compiere i 57 anni, può chiedere a Chirac garanzie per il proprio avvenire: probabilmente avrà un posto di senatore e magari un giorno tornerà al governo con un dicastero importante.
La vera domanda riguarda il nome del suo successore, che sarà probabilmente una donna. Si chiama Michèle Alliot-Marie ed è una signora bella, bionda e d'acciaio. Dal maggio 2002 è ministro della Difesa. Sulle prime una parte delle alte gerarchie militari avevano ironizzato sul quella nomina «in gonnella». Poi si sono accorte fino a che punto Michèle Alliot-Marie, che compirà in settembre i 59 anni, è capace di portare i pantaloni. I militari si sono messi sull'attenti davanti a lei non solo a Parigi, ma anche in Afghanistan, in Kosovo, in Costa d'Avorio e in tutti gli altri luoghi in cui la Francia dispone di truppe. In passato, quando il centrodestra era al potere prima del quinquennio della «coabitazione», Michèle Alliot-Marie (soprannominata Mam in base alle sue iniziali) era stata ministro della Gioventù e dello Sport. Per rilassarsi, si lancia col paracadute. Il suo vantaggio è quello di sapersi barcamenare tra le due anime del movimento post-gollista: quella del presidente dell'Ump Nicolas Sarkozy e quella del presidente della Repubblica Jacques Chirac.
Certo la scelta del primo ministro dipende dal solo Chirac, ma Sarkozy sembra destinato a continuare a rafforzarsi, soprattutto nel caso di vittoria del no al referendum di oggi. Il no sarebbe l'inizio della fine di Chirac, il cui mandato all'Eliseo termina nel 2007. Solo in caso di vittoria del sì il presidente potrebbe nominare a Matignon un proprio fedelissimo, come il ministro degli Interni Dominique de Villepin, ma la scelta di quest'ultimo sarebbe una sorta di dichiarazione di guerra a Sarkozy e provocherebbe nel centrodestra una lacerazione dalle imprevedibili conseguenze.

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