Raffica di attentati contro i turisti in Turchia

Marta Ottaviani

Le località turistiche della Turchia tornano nel mirino del terrorismo separatista curdo. Istanbul, Marmaris e Antalya. Cinque esplosioni in 12 ore hanno provocato tre morti e oltre 90 feriti.
L’ora della paura è scoccata due sere fa a Istanbul, nel quartiere periferico di Bagcilar, nella parte europea della città. Un ordigno piazzato vicino a una scuola è esploso intorno alle 21.30 ora locale (le 20.30 in Italia), ferendo sei persone. Poche ore dopo, verso la mezzanotte, si è addirittura rischiata la strage. A Marmaris, località balneare sulla costa egea, tre esplosioni hanno provocato il ferimento di alcuni turisti, 11 turchi e 10 britannici. Di questi, quattro si trovano in gravi condizioni, anche se non sono in pericolo di vita.
I due attentati sono stati rivendicati, con un comunicato su internet, dagli ormai tristemente noti Tayrbazen Azadiya Kurdistan, i «Falchi per la Liberazione del Kurdistan», da molti ritenuti braccio armato del Pkk, il «Partito dei Lavoratori del Kurdistan» fondato da Abdullah Ocalan nel 1978. Gli stessi che, nel luglio dell’anno scorso, nell’attentato di Kusadasi hanno ucciso sei persone con un ordigno piazzato su un pulmino per turisti.
Un risveglio da incubo per la Turchia, in un lunedì di fine estate che doveva ancora conoscere il suo momento più drammatico.
Ieri pomeriggio nel centro di Antalya, la località turistica per eccellenza del Paese della Mezzaluna, una bomba è esplosa in mezzo alla strada, in un’area molto frequentata da turisti, uccidendo tre persone (una è morta durante il trasporto in ambulanza), e ferendone circa 70, fra cui decine di bambini. Il bilancio potrebbe aggravarsi nelle prossime ore perché 18 di loro sono in condizioni critiche. Nella deflagrazione, avvenuta alle 16,45 ora locale (le 15,45 in Italia) sono stati danneggiati anche molti esercizi commerciali.
L’attentato, a differenza dei primi due, non ha ancora ricevuto una rivendicazione ufficiale e sono in corso le indagini per stabilirne con precisione la dinamica. Gli inquirenti seguono diverse piste. Le autorità turche hanno detto che stanno cercando due sospetti che potrebbero essere coinvolti. Ciò farebbe pensare che a causare l'esplosione sarebbe stata una bomba. Ma secondo il quotidiano Milliyet, la polizia starebbe anche pensando a un attacco kamikaze. Ipotesi tutta da confermare visto che le bombe umane non rientrano solitamente nella tipologia di attacco dei Tak. Ieri sera, poi, la polizia ha arrestato un membro del Pkk: secondo le prime indiscrezioni stava preparando un attentato nella città di Smirne.
La Turchia da qualche mese sta assistendo a un’escalation di violenza da parte del terrorismo curdo. Nell’aprile scorso, con un comunicato pubblicato su internet, i Tak avevano annunciato sanguinosi attentati nelle zone turistiche del Paese maggiormente frequentate da turisti occidentali, per attirare l’attenzione dei media mondiali e colpire nello stesso tempo la maggiore risorsa economica turca. Pochi giorni dopo anche Abdullah Ocalan, dal carcere speciale di Imarali, aveva annunciato l’intensificazione della lotta. Propositi che sono diventati drammaticamente realtà nelle ultime settimane.
I Tak, infatti, hanno rivendicato anche i grossi incendi che a metà agosto hanno devastato circa 2000 ettari di bosco in diverse zone della Turchia, soprattutto quelle costiere. Quattro giorni fa ad Adana, nel sud del Paese, l’esplosione di due bombe ha provocato il ferimento di quattro persone, mentre lo scorso 25 giugno un ordigno piazzato a Manavgat, altra zona turistica non lontano da Antalya, ha ucciso quattro turisti. Tutte azioni frutto dell’odio del gruppo separatista.
Il Pkk, considerato un’organizzazione terroristica in Turchia, Europa e Stati Uniti, ha abbracciato la lotta armata nel 1984: una guerra civile che fino adesso ha provocato 30mila vittime. Gli anni dal 1999 al 2004 sono contrassegnati da una tregua, decisa dopo l’arresto del loro leader Ocalan. Poi la guerriglia è ripresa con maggiore violenza.