Raffica di autobomba a Bagdad: 154 morti nel quartiere sciita

La strage provocata da sei attentati in sequenza a Sadr City. I feriti sono 250

da Bagdad

È di almeno 154 morti e 247 feriti il bilancio delle vittime degli attentati compiuti ieri pomeriggio a Sadr City, il quartiere sciita di Bagdad. Il ministero dell'Interno ha imposto il coprifuoco in tutta la capitale, a partire dalle 20 locali (18 in Italia) fino a nuovo ordine. Il leader sciita Abdul-Aziz al-Hakim ha convocato poche ore dopo la nuova strage una riunione di emergenza cui hanno partecipato il presidente Jalal Talabani, un curdo, il vicepresidente sunnita Tariq al-Hashimi e l'ambasciatore Usa Zalmay Khalilzad.
Gli attentatore hanno agito a partire dalle 15.10: sei autobombe, tra cui alcune guidate da kamikaze, sono esplose in rapida successione nei mercati Jamila, al-Hay e di piazza al-Shahidein. A distanza di pochissimi minuti, due colpi di mortaio hanno colpito la piazza al-Shahidein e piazza Mudhaffar. Un bagno di sangue tra la comunità sciita.
Il bilancio sarebbe stato più pesante se , come ha detto un portavoce del ministero degli Interni, la polizia non avesse ha intercettato e bloccato un'altra autobomba, altre tre sarebbero ancora in circolazione e il ministero ha dissuso in Tv le loro targhe.
Immediata la risposta degli sciiti: 10 colpi di mortaio sono stati lanciati contro la moschea sunnita di Abu Hanifa, nel quartiere di Azamiya, causando la morte di una persona e il ferimento di altre 14. Abu Hanifa è il luogo di culto più venerato dai sunniti nella capitale. Altri otto proiettili di mortaio sono stati sparati, sempre a Bagdad, contro la sede del Consiglio degli Ulema, la principale organizzazione sunnita in Irak. Sadr City è il quartier generale dell'Esercito al Mahdi, la milizia fedele al radicale sciita Muqtada al Sadr. Sempre ieri, un centinaio di armati ha attaccato il ministero della Salute, dove siede sempre un seguace di al Sadr, Ali al Shemari. Al termine del combattimento, almeno 7 guardie sono rimaste ferite.