Raffica di nuovi primari alla RmA e al S. Camillo

Primari come se piovesse. Nelle aziende sanitarie è aperta la corsa al primariato e non fa differenza se non ci siamo più con i margini temporali per via che i manager di Asl e ospedali sono oramai a fine mandato. Infatti, in virtù del decreto del commissario Guzzanti rimarranno in sella fino a maggio.
Eppure questo provvedimento, assieme al giudizio della Consulta che ha decretato incostituzionale il rinnovo dei contratti ai direttori generali siglato dal presidente Marrazzo, sembra non scalfire affatto la loro tenacia. Tutt’altro.
Le bacheche delle aziende sanitarie pullulano di bandi, procedure concorsuali, nomine e promozioni. La voce che corre in corsia parla di ingaggiare nuovi primari e per mettere alla porta i vecchi precari. Quei precari che da anni negli ambulatori garantiscono il rispetto dei livelli essenziali di assistenza.
Già, la sanità di prossimità. Quella di contatto immediato con il cittadino: da colui che va al pronto soccorso per un malore momentaneo a chi invece necessita di un check up accurato perché malato cronico. Però - si sa-, la sanità in piccolo non fa notizia, è meglio parlare di quella in grande: del proliferare di nuove poltrone.
Così grazie ai vari provvedimenti estemporanei si può risalire pure a una mappatura precisa. «Siamo ormai a decine e decine di primariati al limite delle aspettative: nessuna discrezione - è l’accusa spietata del segretario della Cimo Giuseppe Lavra -. Al San Camillo siamo addirittura a 19 nuovi primariati, a Viterbo è stato addirittura creato, ex novo, quello di gastroenterologia. Al San Giovanni c’è il bando per neurochirurgia. Tutte operazioni possibili con l’applicazione di atti aziendali approvati alla rinfusa».
E non tarda ad arrivare la dimostrazione. Avvalendosi dell’atto aziendale, il manager dell’Asl Roma A, Carlo Saponetti, ha decretato la promozione per una quindicina di primariati nei vari ambulatori dell’azienda - visto che è l’unica a non vantare ospedali - e una trentina di coordinamenti (ossia primariati infermieristici) nei vari Presidi territoriali di prossimità. Oltre all’assunzione a tempo determinato di 8 igienisti dentali.
Mentre è di queste ultime ore l’annuncio di un provvedimento per impartire un nuovo primariato per il neonato Centro trapianti del San Camillo. L’idea dopo essere stata congelata per ben due anni dovrebbe decollare grazie a un finanziamento di un milione e mezzo di euro decretato il 13 gennaio scorso dalla giunta regionale su proposta del reggente alla presidenza, Esterino Montino, e giustificato dal fatto che «per le annualità 2010-2011 è sufficiente la disponibilità».
Insomma, in una Regione con il bilancio perennemente in rosso, ci sarebbero i soldi per i nuovi primariati mentre costerebbe troppo stabilizzare i precari. Si tratterà forse di prodigi contabili? «Macché, non si risparmia né si spende di più stabilizzando i precari perché i fondi per il personale sarebbero già iscritti nei bilanci - chiosa Ernesto Cappellano, segretario regionale del Simet (Sindacato medici territorio) -. A questo proposito abbiamo chiesto un incontro al commissario Guzzanti per approfondire l’argomento. La vertenza sul precariato continua e stiamo pensando anche a uno sciopero».
La vertenza riguarda infatti un migliaio di precari e per sanarla scende in campo pure la politica. «È pronta un’interrogazione al ministro della Salute, Ferruccio Fazio, per chiarire in quali termini - taglia corto il senatore Stefano De Lillo (PdL) membro della commissione Sanità di Palazzo Madama - sia possibile giustificare incrementi cospicui di spesa per l’assunzione di nuovi primari mentre rischiano il mancato rinnovo di contratto un migliaio di precari che prestano servizio da anni nella sanità».
«I conti del Lazio non sono affatto in ordine - conclude l’esponente del centrodestra - il piano di rientro non è stato onorato e non c’è una programmazione che giustifica nuovi reparti».