La raffinata sensibilità pianistica di Baremboim

L’ultima partitura studiata è quella che s’ama di più. L'ultimo Daniel Baremboim ascoltato è quello che pare superare sé stesso. Infatti, alla fine del recital scaligero di Daniel Baremboim, avremmo giurato che il pianista è di gran lunga superiore al direttore.
Considerazione che, riferita a uno dei maggiori intepreti wagneriani, può anche suonare eresia. Oltrettutto Baremboim non si presenta nè con l'integrale delle sonate di Beethoven nè il Clavicembalo bachiano, bensì con un tutto Liszt che, almeno nella seconda parte, la snobbastissime parafrasi d'opera, potrebbe parere un po’plateale.
All'inizio si inseguono i tre sonetti di Petrarca, San Francesco e gli uccelli e Dante. Se da un lato Liszt legge Petrarca in italiano e sa rendere il caleidoscopio emotivo di ogni parola, Baremboim cerca il suono, il colore e l'umore di ogni mutazione affettiva. Ora sussurra la beatitudine, ora s'increspa nel furore. Con una lettura certo più romantica che letteraria. La stessa dimensione che Liszt, preso dalla grande passione per Marie d'Agoult, consegna alle sue note.
Il pianista consegna poi a Francesco limpide sonorità e stilizzate onomatopee. Mentre in Après une lecture de Dante torna il raffinato intellettuale che è per costruire una forma di puro cristallo. Ma l'approccio musicale non cambia troppo neppure nella parafrasi da Verdi: Aida, Trovatore e Rigoletto.
Con eleganza estrema trasforma in colori le dimensioni psicologiche di Trovatore e Rigoletto. Mentre il materiale di Aida, Danza sacra e duetto finale, più tardo di dodici anni, diventa una nostalgia rarefatta e lontana, ridisegnata con il il tratto terso e minuzioso di un Dante Gabriel Rossetti.