Raffinato e tecnologico

Un altro passo in avanti per la crescita delle Officine Panerai che si apprestano a lanciare una significativa novità al prossimo Salone di Ginevra di metà gennaio, ma che, soprattutto, stanno completando assai velocemente la loro trasformazione in manifattura completa, cioè in un'azienda orologiera che progetta e realizza i propri movimenti e ne produce se non tutti almeno gran parte dei componenti. Acquisite nel 1997 dal Gruppo Richemont, le Officine Panerai, famose per aver costruito i primi modelli subacquei professionali della storia, sono guidate - fatto raro per una ditta di orologeria facente parte di un grande gruppo internazionale - da un italiano: è Angelo Bonati, il quale illustra le tappe più significative di questo percorso.
"Il nostro progetto", dice Bonati,"è partito nel 2000 con la volontà di dare alla marca di contenuti propri. Quelli storici e concettuali c'erano già, ma ci facevano difetto quelli tecnici. A quel tempo non facevamo altro che lo sviluppo del prodotto e la sua commercializzazione; la marca correva il rischio di diventare solo un marchio di moda. Così nel 2000 abbiamo avviato la ricerca di uno stabilimento, lo abbiamo acquisito due anni dopo e, contemporaneamente, è partito il progetto per produrre il primo nostro calibro di manifattura".
E quanto è costato? "Qualche milione di franchi svizzeri", risponde Bonati, "anche perché abbiamo agito diversamente dal solito: anziché progettare un movimento sul quale poi aggiungere varie complicazioni, siamo partiti da un movimento già molto complesso tecnicamente, dal quale via via sottrarre diversi elementi per renderlo più semplice".
Oggi le Officine Panerai hanno tre siti produttivi, mentre le casse sono realizzate estyernamente dalla Donzè-Baume, una storica azienda del settore, anch'essa acquisita dal Gruppo Richemont. "In totale", dice Bonati, "i dipendenti sono più di 300, considerando anche la sede direzionale e commerciale di Milano, ma voglio sottolineare come l'operazione manifattura sia in realtà solo agli inizi: dobbiamo ingrandirci ancora e al riguardo è già stato individuato il luogo dove realizzare un nuovo stabilimento che possa accogliere, per esempio, anche il reparto prototipi. Il mio compito, conclude il Ceo della Panerai, è quello di gettare le basi per il futuro e quanto realizzato fino a ora non rappresenta che il 60 per cento di quello che è il mio obiettivo".