Il raffinato uomo d’arte che rimpiange la Callas

Nella sua autobiografia Franco ricorda anche l’infelice debutto di Maria nel ’50

Cominciamo dalla fine: «È stato bello - si conclude l'Autobiografia di Franco Zeffirelli (Mondadori) - chiacchierare con voi, ma devo lasciarvi: m'aspettano per le prove di Aida alla Scala». Giovedì alla prima vedremo se la sua Aida rammenti quella della Callas nel 1950: «Maria - spiega - la vedeva come una principessa etiope che non poteva accettare l'umiliazione di divenire schiava dei faraoni, e aveva deciso di non mostrare mai il suo volto; salvo a Radames, per sedurlo». Sembra il dettaglio di una lunga carriera, cominciata da scenografo, uno scenografo capace già agli esordi di rintuzzar Toscanini! Però questa Aida 2006 compendia una carriera, come quella del 1950 ne annunciava un'altra. Infatti, se l'alter ego di Zeffirelli giovane era stato Luchino Visconti, l'alter ego di Zeffirelli maturo è stata la Callas: è un caso che il suo film s'intitoli Callas Forever?
Visconti e la Callas lo destinavano alla Scala, ma lui era un amore/ardore, mentre lei era un'adorazione/identificazione. Così l'Autobiografia ha per Visconti i toni del rispetto senza rimpianto, mentre vibra per la Callas. Torniamo però alla Scala, anzi alla prima volta alla Scala per la Callas, da sostituta di Renata Tebaldi nel 1950. «Abituato agli incanti che suscitava la voce della Tebaldi - ricorda Zeffirelli -, il pubblico fece pollice verso e il suo debutto fu un disastro. Il sovrintendente Ghiringhelli non seppe o non volle sostenerla \ Maria se ne andò infuriata, giurando che sarebbe tornata da primadonna assoluta. Conquistò il mondo con un trionfo dopo l'altro, badando sempre che copia delle recensioni arrivasse a Ghiringhelli».
Zeffirelli tace se, dopo i suoi successi mondiali, anche lui ne spedisse le recensioni a Visconti. Forse no, ma solo perché non ce n'era bisogno. Visconti reagì con l'anatema. E i viscontiani sono una setta implacabile. Perciò, dopo mezzo secolo, le collane di libri sui registi omettono Zeffirelli. Se l'Autobiografia esce ora, aggiornata in senso letterale, è perché la versione originale inglese, ferma al 1986 d'uscita, non era stata tradotta. In Italia, Zeffirelli subisce un ostracismo che deriva anche dal pregiudizio ideologico verso chi, pur antifascista, è anche anticomunista, come ben sa un'altro regista toscano di fama mondiale, Gualtiero Jacopetti. Entrambi hanno risalito la penisola fra 1944 e 1945 fino a piazzale Loreto dove pendevano Mussolini e la Petacci: con l'uniforme scozzese Zeffirelli, con l'uniforme americana Jacopetti. Ma per la cinefilia sono fascisti. Un odio che nasce anche dall'invidia per il loro successo e il loro fascino, sebbene diversamente orientato.
Davanti alla dilagante omofilia, Jacopetti disse qualche anno fa a Zeffirelli: «Avete vinto». E Zeffirelli: «No. Se avessimo vinto, gay sareste voi!». Coerentemente, nell'Autobiografia si legge: «Odio visceralmente la parola gay, modo stupido di definire gli omosessuali. Forse per indicarli come fossero pazzerelli, clown della società. Ancor più offensive sono le parate gay, esibizioni oscene, con genitori che applaudono e incoraggiano i figli travestiti a fare ogni tipo di pagliacciate. Essere omosessuale è un impegno molto serio con noi stessi e con la società e meno se ne parla, meno lo si sfoggia, meglio è e Dio sa quanto gravi sul cattolico tale condizione».
In rivolta contro il mondo postmoderno, Zeffirelli designa il nemico nella decadenza: «Dove sono i grandi pilastri della cultura? Chi sono i nuovi pittori, scrittori, scultori, musicisti, commediografi? Un panorama desolato e desolante. Oggi, è doloroso constatarlo, la creatività è diventata merce rara. Rare fiammelle s'accendono ogni tanto qua e là, ma nulla lascia un segno forte. Chi scrive oggi Per chi suona la campana, Le diable au corps, Gli indifferenti? Dove sono Calvino, Sartre e Palazzeschi? Dove sono i grandi musical? Dove sono i grandi testi per il teatro? Per misteriose ragioni la scena inglese è stata, dopo Shaw, la prima inghiottita dal politically correct, mentre il teatro americano esplodeva con Williams, Miller, Albee».
Largo ai vecchi, dunque. Zeffirelli Forever.