Rafsanjani, l’intramontabile

Ali Akbar Hashemi Rafsanjani, 71 anni, è considerato da tutti il candidato favorito. Secondo i sondaggi non vincerà al primo turno e dovrà sostenere il ballottaggio con il secondo che ha ottenuto più preferenze. Fin dalla fondazione della Repubblica Islamica, nel 1979, ha sempre ricoperto ruoli di altissimo rilievo: presidente del Parlamento, comandante delle operazioni militari contro l’Irak dal 1980 al 1988 e per due volte capo dello Stato. Era uno dei consiglieri più fidati dell’ayatollah Khomeini. Dopo aver mantenuto per mesi il segreto sulle sue intenzioni, ha aperto la campagna elettorale denunciando gli «estremisti» e sostenendo un atteggiamento moderato, che gli è valso il consenso degli elettori più laici e preoccupati di una vittoria dell’ala più intransigente. Al centro di pettegolezzi sull’origine delle sue fortune personali e sull’onestà della sua famiglia, di recente ha negato di essersi arricchito con la Rivoluzione. È appoggiato da una vasta classe di uomini di affari. Si dichiara favorevole a maggiori legami con l’Occidente e a una distensione nei rapporti diplomatici con gli Stati Uniti. Se vincerà, ha anche annunciato una liberalizzazione dell’economia, attualmente pesantemente controllata dallo Stato.

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