Dopo il rafting e il poker, l’Italia finalmente gioca a rugby

da Saint Vincent

L’ultima volta che l’Italia ritrovò un pezzo del suo passato fu a Grenoble, nel 1997, quando gli azzurri di Coste sbaragliarono la Francia di Pierre Villepreux, vecchio «mentore» del rugby azzurro. Il nuovo appuntamento con il passato è fissato per questo pomeriggio. Di fronte ci sarà John Kirwan, il biondo All Black che ha guidato gli azzurri al mondiale australiano del 2003 e che oggi li ritroverà guidando il Giappone nel vernissage che dovrebbe dare indicazioni più precise sul peso che gli azzurri di Berbizier potranno mettere sulla bilancia del mondiale.
Da Saint Vincent incomincia infatti l’operazione Coppa del Mondo. Hanno lavorato, gli azzurri. Molto sul piano fisico, mettendoci anche una visita a Spala, in Polonia, al centro di crioterapia (sessioni di 5 minuti a -120 gradi) per potersi permettere allenamenti più duri. E ora non resta che tirare le somme, venti giorni prima di partire per Marsiglia, per capire se qualcosa è cambiato dalle parti di casa Italia. Il tour estivo in Uruguay e Argentina ha dato infatti indicazioni piuttosto relative.
Due partite per sciogliere gli ultimi dubbi: la prima questo pomeriggio contro i samurai di Kirwan, l’altra venerdì prossimo a Belfast contro un’Irlanda che sta un po’ giocando a nascondino. Soprattutto dopo la sconfitta con la Scozia a Murrayfield di sette giorni fa. Già, la Scozia. Se tutto andrà secondo le previsioni, contro gli Highlanders ci giocheremo l’accesso ai quarti di finale. E contro l’Irlanda la squadra di Hadden ha fatto capire di non essere più quella dei 21 minuti di black out che ci diedero la possibilità di centrare la prima affermazione esterna nel Sei Nazioni. Per l’avventura francese Berbizier ha deciso di tagliare Scanavacca puntando tutto su Ramiro Pez con De Marigny a rimorchio. Una scelta drastica per il numero dieci. Prendere o lasciare, come del resto il coach di Saint Gaudens ci ha abituato in questi anni di interregno azzurro. Per la sua Italia c’è comunque più di una certezza. A cominciare da Alessandro Troncon che, dall’alto delle sue 95 presenze in azzurro, conta con il mondiale di entrare (primo italiano) nel club dei centenari, per poi continuare con altro ruolo ad essere magari utile alla causa azzurra. Contro il Giappone, Berbizier recupera in prima linea anche Martin Castrogiovanni, con Sole che in extremis prenderà il posto di Zanni, a riposo precauzionale. In panchina l’altro numero otto, il figiano di Parma Manoa Vosawai chiamato a far l’ariete in un campionato del mondo in cui molto verrà deciso lì davanti sul piano fisico. È l’ultimo passaporto «imbarcato» nell’intelaiatura di una squadra azzurra che, se è cresciuta, lo deve molto alla possibilità per molti atleti di giocare in campionati stranieri.
In Italia, la situazione purtroppo è ben peggiore. Il 70 per cento di chi entra nella formazione tipo non è nato in Italia e se gioca lo fa solo grazie a «discutibili» ascendenze nostrane, ratificate dai regolamenti. In azzurro, invece, questa percentuale è certamente più ragionevole, confermando come in fondo questa squadra non sia per nulla figlia di un Super 10 a dispetto dei santi. Si comincia da Saint Vincent, dopo il rafting lungo la Dora e il poker di beneficenza sul tappeto verde del Casinò. Giappone e Irlanda dovranno farci capire cosa ci regalerà la Francia nella caccia al risultato storico dell’ingresso nelle prime otto nazioni al mondo.

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