La ragazza d’assalto e il vecchio saggio: gli opposti perfetti

nostro inviato a St. Paul

Si sono incontrati, si sono piaciuti e in 24 ore hanno deciso di sposarsi, come fanno ogni giorno decine di coppie a Las Vegas. Passata la sbornia, di solito finisce malissimo. Quando, una settimana fa, John McCain ha presentato al mondo Sarah Palin, molti prevedevano un'unione (politica, s'intende) assai breve. Coppia improbabile, dicevano. E oggi invece tutti li ammirano, anche i democratici. A denti stretti. Merito di lei? Non solo. Anche di lui. Il loro segreto? La complementarietà. Assieme i difetti dell'uno e dell'altro spariscono.
Bastava guardarli alla convention di St. Paul sul palco per capire: lui ha i capelli bianchi, quando parla esprime concetti pieni di buon senso, da America d'altri tempi. È rassicurante? Sì, ma noioso, un po' sorpassato. Diciamola tutta: un po' vecchiotto. Non è un problema, perché a dare la carica ci pensa lei, che di anni ne ha 44 e sa parlare all'America più giovane. Il suo rossetto è appena accennato, ma nell'immaginario collettivo è rosso fuoco. Grintosa, irriverente al punto giusto, elettrizzante. La chiamano Sarah Barracuda perché quando c'è da combattere non si tira indietro. E Obama lo sa: i denti della Palin hanno già lasciato il segno sulla sua immagine. Insomma, il lavoro sporco è roba sua; così McCain può coltivare il suo profilo di politico perbene che sa tendere la mano agli avversari, che sa essere sopra le parti, che ha davvero nel cuore l'America prima di qualunque altra cosa, persino di se stesso, come piace agli elettori indipendenti.
Fermi tutti, se vai al centro perdi quelli di destra. Poco importa, tanto la Palin è una di loro, talmente conservatrice da non aver più bisogno di declamarlo. Anzi, tenderà a ricordarlo il meno possibile. Perché soffermarsi sull'aborto, la religione, l'educazione sessuale? Meglio parlare di sé, del proprio ruolo di donna che ogni giorno lotta per conciliare lavoro, marito e figli. Come tante americane, che hanno già dimenticato Hillary e ora si identificano con Sarah.
Sì, la governatrice dell'Alaska conosce poco il mondo. Ma che importa quando al tuo fianco hai un eroe della guerra del Vietnam che la politica estera la segue da trent'anni ed è ferrato in tema di sicurezza?
McCain è un padre o forse uno zio. Saggio, che ama parlare a tu per tu e infatti nei talk-show va forte. È alla mano, ha sempre la battuta pronta. Ma non sa tenere un discorso, è, davvero, soporifero. Allarme rosso, anzi no, perché questo è compito della Palin, che sente l'energia dei fan, la assorbe e la restituisce decuplicata senza sbagliare una battuta, alternando sarcasmo e commozione. Sì, si esalta. Troppo? Niente paura, perché il candidato presidente, comunque, è lui e sa come farsi rispettare.
E i rispettivi consorti? Sarah è così brillante da oscurare felicemente Cindy McCain che, a dispetto delle sue attività caritatevoli, ricorda la Crudelia De Mon della Carica dei 101. John è così autorevole da spingere in un angolo Todd Palin, un Big Jim di imbarazzante modestia. Tra loro, in tutto, dodici figli, di cui tre adottati e uno, il piccolo Trig, affetto dalla sindrome di Down. Un mondo pieno d'amore e dedizione, un mondo perfetto.
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