Ragazza drusa vuole fare la miss e i parenti tentano di assassinarla

Aveva 25 anni, era drusa pure lei. La trovarono morta in un frutteto sopra Haifa. Erano i primi di marzo di un anno fa. La madre e il padre avevano le mani ancora sporche di sangue. Spiegarono che aveva disonorato la famiglia. Doveva capitare anche ad Angelina. Le armi erano pronte, gli assassini pure. Ma la polizia è arrivata in tempo. La vita e i diciotto anni di Angelina Fares sono salvi. Le sue illusioni e la sua bellezza un po’ meno. Ma che ne poteva sapere Angelina? Se Majalli Wahaba, druso come lei, è stato tenente colonnello di Tsahal, ministro d’Israele e persino, come capita di questi giorni, sostituto presidente «perché non dovrei - si sarà chiesta Angelina - iscrivermi a quel concorso di bellezza?».
Che sia bella lo dicono tutti. Quando tra le stradine di Sajur scende lei con i jeans appiccicati, i capelli neri carbone e due occhi blu come il cielo anche i muri hanno occhi. E allora perché non provarci? Perché non farsi fotografare in mutandine e reggiseno a fianco delle ragazze israeliane? Perché non sfilare come loro sotto gli occhi di una giuria? Perché non illudersi di poterlo fare? In fondo i drusi non sono dei veri musulmani. Non sono neppure arabi come gli altri. «Se i miei amici maschi possono arruolarsi, combattere, far carriera nell’esercito perché non posso comportarmi anch’io come le mie coetanee israeliane?» si sarà chiesta l’affascinante, ma ingenua Angelina. Così ingenua da non ascoltare le urla del padre, i pianti della madre, le parole severe degli anziani. Sperava Angelina di far spallucce, di cavarsela come da bimba quando quegli occhi blu e quel sorriso splendente risolvevano ogni problema.
Ma quello è più di un problema e sulla bilancia della morale di Sajur vale quanto la sua vita. Per farglielo capire è arrivato persino lo sceicco Muffawak Tarif, capo spirituale dei novantamila drusi israeliani. È andato a casa sua, ha parlato con i genitori, ha discusso con lei. Alla fine se n’è andato scuotendo la testa. «C’è un limite a tutto – borbottava – una ragazza non può sfilare in costume da bagno in un corso di bellezza, la nostra tradizione e la nostra religione non lo permettono». Qualcuno l’ha preso molto sul serio. Mentre Angelina ancora sogna, Jalal ruba il mitra a un soldato del villaggio, lo consegna a suo cugino Zayed Hammoud. Resta da fare solo quanto è stato ordinato. Jalal e Zayed devono restituire a Sajur l’onore usurpato, regalare a genitori e fratelli di Angelina il lutto riparatore. Premere il grilletto, cancellare in sol colpo solo il bel viso di Angelina, il suo sguardo innocente, i suoi sogni spudorati.
La polizia però scopre tutto. Così ora la storia della bella Angelina divide i drusi d’Israele, fa a fette antiche ipocrisie. L’ex parlamentare Asaad Asaad invita a preoccuparsi piuttosto «della droga, della violenza, delle ragazze fuggite da casa, e di quelle finite nella prostituzione». «Se i genitori sono d’accordo auguri e buona fortuna», si limita a dire il preside delle superiori di Sajur. Ma dalla famiglia di Angelina neanche mezzo sussurro.