La ragazza inchioda Lucidi «Correva come un pazzo»

Una consulenza disposta dal pm stabilirà la velocità del pirata della strada

Sarà una consulenza, già disposta dal pm, a stabilire a quale velocità andasse giovedì sera la Mercedes che ha travolto e ucciso due giovani in viale Regina Margherita. Ma il pm Carlo La Speranza, che ha firmato il fermo di Stefano Lucidi, 35 anni, tossicodipendente, con l’accusa di duplice omicidio volontario con dolo eventuale e omissione di soccorso contestandogli anche la guida senza patente (gliela avevano sospesa nel 2001 dopo essere stato sorpreso al volante sotto stupefacenti), la velocità elevata e l’attraversamento di un semaforo rosso, ha già le idee chiare su come sono andate le cose. E ha intenzione di chiedere il giudizio immediato per il pirata della strada che ha stroncato la giovane vita di Alessio Giuliani, 23 anni, e Flaminia Giordani, 22 anni, studenti universitari prossimi alla laurea in economia, fidanzati da due anni e «innamoratissimi», ricordano gli amici. Niente udienza preliminare, dunque, direttamente il processo in Corte d’Assise, appena ultimati gli accertamenti di rito.
Del resto, a parte le testimonianze di chi ha assistito all’impatto dell’auto con lo scooter, il racconto della fidanzata del pirata della strada, Valentina Giordano, 27 anni, figlia dell’ex bomber della Lazio Bruno Giordano, che sedeva in macchina accanto a Lucidi, è stato abbastanza esplicito: «Correva come un pazzo». Lei avrebbe cercato, inutilmente, di convincerlo a fermarsi per soccorrere le due vittime. E ora sembra che abbia intenzione di denunciare il fidanzato per maltrattamenti: quella sera, infatti, i due avevano litigato in un ristorante e lui, che aveva precedenti penali per violenza privata e ricettazione, l’aveva picchiata e trattenuta contro la sua volontà. Per la Giordano, invece, quasi certamente non verranno presi provvedimenti, anzi è considerata una preziosa testimone. Se la dovrà però vedere con i giudici del Tribunale di sorveglianza che dovranno valutare se ha violato le regole: era sottoposta ad un provvedimento giudiziario di obbligo di dimora dopo le 21 e giovedì non è stato rispettato. Indagine quasi terminata, dunque. Il pm La Speranza ha chiesto la convalida del fermo e l’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Domani si dovrebbe svolgere l’interrogatorio davanti al gip e verrà effettuata l’autopsia sui corpi dei due ragazzi. Poi bisognerà attendere l’esito delle perizie, di quella affidata al professor Marcon, che ha giudicato «molto elevata» la velocità del mezzo al momento dell’impatto con lo scooter e un’altra, medico-legale, sulle ferite (un taglio alla fronte e delle ecchimosi ai gomiti) riscontrate a Lucidi e definite compatibili con la dinamica dell’incidente. L’automobilista, dal canto suo, ha giurato che non andava a più di 50-60 km orari. «Stavo litigando con la mia ragazza e non mi sono accorto di quel motorino - si è giustificato - ma non volevo uccidere nessuno». Ora sarà il gip a valutare le sue dichiarazioni e a stabilire se regge l’impostazione della Procura sul dolo eventuale, secondo la quale Lucidi sapeva che correndo a quella velocità in quella strada e a quell’ora avrebbe potuto uccidere qualcuno. Non ci sarà, invece, nessuna perizia tossicologica per accertare se il conducente dell’auto pirata avesse assunto droga: il pm ha ritenuto di non doverla disporre anche perché l’indagato ha ammesso di aver sniffato cocaina dopo l’incidente «per riprendersi dallo shock». È emerso anche che Lucidi, dopo l’incidente, avrebbe tentato di far riparare la macchina in una carrozzeria. Agli inquirenti ha detto di averlo fatto soltanto perché il padre non si accorgesse che era ammaccata.