Ragazza incinta vive sotto scorta per impedire il «delitto d’onore»

Ha 21 anni e non è sposata: una ginecologa dell’ospedale l’ha salvata dall’ira dei familiari chiedendo alla polizia turca di proteggerla

Marta Ottaviani

da Istanbul

Un medico l’ha salvata dall’ira della sua famiglia. E da una morte quasi certa. Se a Van, nell’Est della Turchia, è stato sventato l’ennesimo delitto d’onore, il merito è di una ginecologa, che ha raccontato una bugia a fin di bene.
Tutto comincia la fine della scorsa settimana, quando all’ospedale statale di Baskale, a Van, si presenta una ragazza che accompagna il fratello minore. Il giovane dice di soffrire di dolori all’addome e chiede di essere visitato. La sorella, 21 anni, aspetta in corridoio. Le sue iniziali sono Z.Ç. Le forze dell’ordine hanno ritenuto opportuno mantenere la sua identità anonima per motivi di sicurezza. Mentre la giovane attende che terminino gli accertamenti sul fratellino, una ginecologa la nota e chiede di poterla visitare. Viene così a scoprire che Z.Ç. è incinta di quasi quattro mesi. Un problema drammatico perché la giovane non è sposata e la famiglia potrebbe decidere di ammazzarla come già avvenuto in casi simili. Nel mese di ottobre, infatti, Naile Erdas, di solo 15 anni e in attesa di un figlio senza avere un marito, fu dimessa proprio dall’ospedale statale di Van subito dopo il parto e abbandonata all’ira della sua famiglia. I genitori la fecero uccidere dal fratello maggiore con un colpo di pistola in mezzo alla strada per lavare con il suo sangue il fatto di aver avuto un figlio fuori dal matrimonio. Una colpa inaccettabile per la società patriarcale e conservatrice dell’est turco. A settembre a Gaziantep, sempre nell’est del Paese, Selahattin Sezgin aveva massacrato nel sonno sua sorella, 16 anni, per lo stesso motivo.
Ma questa volta le cose sono andate diversamente. Rabia Sahin, dopo aver visitato Z.Ç., decide di mentire. Alla famiglia della giovane, che nel frattempo è arrivata in ospedale e si è insospettita, dice che la sua paziente non ha nulla e che può essere dimessa. Nel frattempo, però, corre ai ripari, sapendo che le condizioni della giovane non possono essere tenute nascoste per molto tempo. Chiama i servizi sociali, avvisandoli della situazione. Così, nella notte fra venerdì e sabato, le forze dell’ordine si sono presentate a casa di Z.Ç. e l’hanno portata via. La ragazza prima è stata trasferita all’ospedale statale di Van per altri accertamenti, poi è stata condotta in un orfanotrofio dove vivrà praticamente in stato di reclusione e sorvegliata dalla polizia. Ma almeno farà nascere il suo bambino senza l’incubo di venire uccisa subito dopo. I genitori non possono farle visita, a meno che non sia lei a chiederlo.
Rabia Sahin, la ginecologa che ora in Turchia molti considerano un’eroina, non ha aggiunto molti elementi alla vicenda. Si è limitata a dire che la ragazza ha ammesso di avere avuto un rapporto sessuale consenziente circa quattro mesi fa con un suo cugino. La dottoressa Sahin ha anche aggiunto che la giovane era terrorizzata al pensiero della reazione della famiglia e di quello che le sarebbe potuto succedere.
Se i giornali turchi ieri facevano festa per la tragedia familiare sventata, in generale la situazione rimane poco rosea. Le violenze fisiche e psicologiche sulle donne nell’Est del Paese sono all’ordine del giorno. Il governo di Ankara ha avviato numerose commissioni parlamentari, ma il problema è e rimane culturale. Un recente sondaggio, condotto dal quotidiano Sabah in 30 università in diverse parti del Paese, ha evidenziato che il 12% degli studenti, ragazzi fra i 19 e i 24 anni, giudicano il delitto d’onore una pratica “normale”. Le percentuali in località come Elazig e Adana sfiorano il 30%. Per quanto riguarda la vita sessuale i nuovi “Giovani Turchi”, decisamente diversi da quelli che quasi un secolo fa avviarono la rivoluzione kemalista, sono piuttosto conservatori. Il 61% degli intervistati maschi pensa che le donne (solo loro, naturalmente) debbano arrivare vergini al matrimonio. Appena il 23,4% si definisce “religioso” e quasi il 50% pensa che l’uso del velo islamico dovrebbe essere ammesso ovunque.