Ragazze e Dolce Vita, le notti romane del raìs

Le giornate romane del leader libico si stanno rivelando particolarmente intense sin dal suo atterraggio a Ciampino dell’altroieri. A Muammar Gheddafi risulta davvero impossibile passare inosservato: è sempre seguito da centinaia di persone. Dalle scalette dell’Airbus è sceso scortato dalle guardie del corpo, le sue inseparabili amazzoni in alta uniforme militare color kaki, scarpe nere ai piedi, tacco basso, e basco rosso. Nel frattempo aveva puntati su di se anche gli occhi dei tiratori scelti appostati sui tetti delle palazzine. Ad attenderlo sulla pista, una Mercedes bianca blindata tanto lunga che sembrava un pullman. Per non far vedere chi si trova a bordo le tendine sono completamente tirate: precauzione inutile dato che a Roma probabilmente si trova una sola auto così e la usa lui. Per passare le ore che lo separavano dall’inizio del vertice mondiale sulla sicurezza alimentare, Gheddafi ha pensato all’ultimo momento di far invitare per la serata qualche ragazza italiana nella residenza del suo ambasciatore per parlare di Corano. Erano circa duecento le hostess reclutate da un’agenzia che raccoglie sul web foto e profili di aspiranti hostess e modelle. Tra loro si è infiltrata anche Paola Lo Mele, una giornalista dell’Ansa. «Donne scelte come per un casting: alte almeno 1 metro e 70, vestite sobrie ma eleganti - racconta la giornalista -». Sono arrivate su decine di bus e ad attenderle hanno trovato decine di libici con un turbante bianco. Controllate, perquisite e passate sotto un metal detector. «L’agenzia ci paga per questo - continua la giornalista - circa 60 euro. Entriamo in una stanza spoglia, le più belle in prima fila e le meno avvenenti dietro. Poi arriva lui e per 60 minuti parla dell’Islam e del Corano di cui poi ci regalerà una copia dicendosi disposto a sostenere le spese del viaggio se decidiamo di convertirci e andare alla Mecca». Le congeda tutte verso mezzanotte. Ieri sveglia di buon ora per arrivare alla sede della FAO, nei pressi del Circo Massimo, vestito con un caftano marrone e berretto in tinta. Gli occhi coperti da grandi occhiali scuri. Ha parlato dopo Papa Benedetto XVI in tarda mattinata. Il premier Silvio Berlusconi chiede a tutti i capi di stato di contenere gli interventi in 5 minuti.
Memore della maratona oratoria all’Onu, dà la parola a Gheddafi per i lavori del vertice Fao aggiungendo una battuta: «Mi rendo conto che cinque minuti per il colonnello Gheddafi sono una pia speranza, ma mi rivolgo a lui e alla sua benevolenza...». Il leader libico ha parlato «solo» per il doppio del tempo: «L’Italia ha svolto un ruolo sostanziale per lo svolgimento di questo vertice, e ne è una dimostrazione il fatto che oggi siamo qui». «Tutte le decisioni e le promesse degli scorsi vertici» per combattere la fame si sono rivelate «cosa vana».
Ha inoltre denunciato «la palese ipocrisia» delle potenze coloniali, che hanno «saccheggiato» e fatto «man bassa» delle risorse di interi continenti come l’Africa, l’Asia e l’America Latina causando miliardi di affamati. Ha quindi concluso sollecitando dalla Fao un «aiuto per l’accesso alle sementi migliorate» da parte degli agricoltori africani e denunciando anche «i nuovi latifondisti che vengono dall’esterno dell’Africa per comprare terra a poco prezzo, sottraendola ai poveri paesi africani». Si è poi rimesso in moto con il «suo corteo» di amazzoni libiche e poliziotti italiani. Pare che tra quelli delle 126 delegazioni fosse il più numeroso per uomini e mezzi. Lo stesso sindaco Alemanno si è scusato con i suoi concittadini: «Ho chiesto di essere più flessibili e più sobri possibile, per fare in modo di ridurre gli spostamenti dei big per avere il minimo impatto possibile sulla città».
Cercando di non dare troppo fastidio con tutte quelle auto, Gheddafi ha così deciso di fare quattro passi a piedi per via Veneto, piazza Barberini, piazza di Spagna e poi si è anche andato a prender un caffè a piazza San Lorenzo in Lucina. Nel frattempo lo seguivano decine di uomini e donne in divisa e volteggiava sopra di lui un elicottero della polizia. Il programma di ieri sera? Per cena ha riservato tutto il famoso ristorante Al Bolognese e al suo ritorno nella residenza dell’ambasciatore ad attenderlo altre duecento ragazze a cui spiegare i versi del Corano per cercare di convertirle all’islamismo.
mario.cucchi@ilgiornale.it