Le ragazze di Salò come Thelma e Louise

«Adesso che ero prigioniera dei partigiani, apparivo doppiamente colpevole perché vedevano in me il fascismo fatto donna. Mi usarono in dieci, forse in venti. Il tempo non esisteva più. Una volta mi tennero ferma come se dovessi essere crocifissa, in due mi bloccavano le braccia, in altri due le gambe. Poi questi ultimi mi costringevano ad aprirmi e, come una bestia dell’inferno, avanzò un loro compagno ubriaco che entrò selvaggiamente dentro di me. Avevo conservato la verginità fino a quegli infami giorni dell’aprile del ’45».
In questi giorni di polemiche insopportabili, di uso strumentale e propagandistico della retorica antifascista che dai gesti istrionici dell’opposizione sempre più incagliata e sudata, arriva al Colle della presidenza tutt’altro che imparziale in questo caso, mi sono andata a rivedere un libro di Ulderico Munzi, Donne di Salò.
In seimila, anche giovanissime, che sono state le prime italiane a portare una divisa, e che avevano ragioni e passioni che la storia ufficiale ha trascurato e disprezzato. Sono finite vinte, violentate, massacrate, lo sapevano quando hanno deciso di diventare ausiliarie della Repubblica Sociale, sapevano di avere un destino segnato dalla tragedia vicina.
Nel libro la scelta della prima persona nel racconto le rende tutte all’improvviso protagoniste: di amor di patria, concetto nobile che non abbiamo mai più ritrovato, anche se difficile da comprendere in questo frangente, eppure vivo e vero; di voglia di emancipazione, dal ruolo femminile, anche quello imposto dal maschio fascista ai bei tempi, cogliendo un’occasione estrema; di desiderio di integrità e coerenza, a qualunque costo, contro un mondo che si disfaceva e sopravviveva nel tradimento.
Le ragazze di Salò presero una strada alla Thelma e Louise, tenendosi per mano sul precipizio, sapendo di essersi giocate almeno per una volta una partita. Le sopravvissute non si pentirono perché le passioni folli si pagano carissime ma si possono continuare a onorare.
Che parlare di queste cose pretendendo che non siano più un tabù sia ancora considerato inaccettabile, che ricordare Salò diventi pretesto per la solita vecchia lite fra galli, è non solo fastidioso, è ancora una volta la prova della fatica di crescere che blocca l’Italia.