Ragazze sul lago tra rane e amori gay

Niente di più facile che invaghirsi di un’attrice giovane, bionda, con occhi di ghiaccio. Eliana Miglio è questa e si aspetta che un regista cinematografico le trovi un ruolo all’altezza delle sue capacità (l’ultimo fu il Pupi Avati di La rivincita di Natale, che è però di tre anni fa). Nel frattempo, la Miglio mette a segno un paio di successi in tivù con un autore non banale qual è Giulio Base e ora scrive un romanzo che le somiglia e di cui, questo è già più grave, ci s’invaghisce a prima lettura. A nessun lettore sarà concesso di descrivere il libro La grande invasione delle rane (Fazi, pagg. 138, euro 13) come giovane, biondo e con occhi di ghiaccio; men che meno gli si attribuiranno caratteri femminili.
Resta che la storia, cioè le storie, raccontate sono quelle di tre ragazzine di fine anni Settanta, Agnese, Anna e Clara, tutte somiglianti e tutte diverse da Miglio. Agnese è attratta dalla persone: osserva tutti, analizza, indaga, scruta. È la piccolina di famiglia. Anna, la sorella, è tutta istinto e passione e, di conseguenza, anche tremori e paure. La loro vita è quella dei giovani di provincia in quegli anni e la provincia è una Luino che più lontana da quella di Piero Chiara non si potrebbe immaginare. Qui, non solo perché a parlare sono soltanto voci di giovani che si scoprono donne, è emozione rattenuta, sfumature, cenni.
Questo non significa che Eliana Miglio abbia deciso d’esordire con un romanzo rosa (non sarebbe stato illecito, ovviamente). Qui c’è delicatezza e forza, per esempio, nei cenni alla presenza assente del padre, grande appassionato di rane; e anche nelle rane stesse che, citate di continuo in improbabili, esilaranti estratti da un Eco del Varesotto, sono il basso continuo della narrazione. Potenti, nella loro eleganza lacustre, sono anche le non poche scene di seduzione. Fra tutte spiccano, perché sono una metà buona della storia di Anna, quelle appunto della sorella e di Clara, giovane donna quasi in carriera. L'amore fra donne è diventato un luogo comune di molta narrativa femminile, e deteriore, degli ultimi anni. Nelle sue parole brevi, nella sintassi veloce e molto ritmata, il sesso fra le due ragazze ha invece tratti di purezza inconsueta ma non incongrua.
Dalla felicità del rapporto carnale (il primo è descritto con verosimiglianza che, se non è strettamente autobiografica, certo le si avvicina) al tradimento il passo è breve. Qui il romanzo cambia decisamente passo, i colori si fanno quelli di un inverno metaforico e pesante. Anna tenta il suicidio, finisce in clinica, lì incontra un suo amico ex dee jay che vuol diventare ragazza e il resto della storia è in pagine di non comune intensità che è giusto lasciare alla curiosità del lettore. Ci sono diverse ragioni per cui La grande invasione delle rane va letto e prescindono tutte dal fatto che la sua autrice sia di aspetto tanto piacevole. La principale fra queste è che di tutte e ciascuna le tre protagoniste è lecito, in qualche modo, forse addirittura doveroso, innamorarsi. Sarà per questi anni Settanta così diversi da quelli ricordati in tivù dai vari Fazio (nel senso di Fabio), sarà per la colonna sonora a base di Blondie e Matia Bazar di Solo tu (era 30 anni fa giusti), ma queste rane dell’Eliana Miglio hanno tutto per farsi leggere, di qui alla prossima storia di donne.